Sorelline ritrovate, la zia che le nascondeva confessa tutto: “Perché l’ho fatto”
«Mi hanno messo in mezzo, sono sola e mi hanno fregato. Io volevo soltanto aiutare quelle bambine». Con queste parole Maria Sofia Di Russo rompe il silenzio dopo il ritrovamento di Sarah e Alisya, le due sorelle di 16 e 12 anni rintracciate dalle forze dell’ordine a Rio Fresco, nel territorio di Formia, dopo quindici giorni di ricerche.
La donna, considerata dagli investigatori una delle persone che avrebbero ospitato le minorenni durante il periodo di allontanamento dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, respinge ogni accusa e sostiene di aver agito esclusivamente per motivi umani e familiari.
«Sono arrivate all’alba»
Secondo il racconto fornito dalla donna, le due ragazze sarebbero giunte nella sua abitazione nelle prime ore del mattino.
«Il nonno e il compagno della mamma me le hanno portate alle quattro del mattino. Già dal giorno prima mi avevano avvisato che sarebbero arrivate», ha dichiarato.
L’appartamento sarebbe stato predisposto per accogliere le due sorelle anche per un periodo piuttosto lungo. La stessa Di Russo racconta di aver trovato in casa una consistente quantità di alimenti e beni di prima necessità destinati alle ragazze.
«Non sapevo quanto sarebbero rimaste. Mi avevano portato tanto cibo, tanto che ho pensato potessero restare anche per mesi», ha spiegato.
«Non volevo che stessero con il padre»
Nelle sue dichiarazioni emerge anche una presa di posizione personale rispetto alla delicata vicenda familiare che coinvolge i genitori delle due minorenni.
«Io l’ho fatto per loro. Non volevo che andassero con il padre. Pensavo fosse la scelta giusta e speravo che potessero tornare dalla madre per mettere fine a tutta questa situazione», ha affermato.
La donna sostiene che durante la permanenza nell’abitazione le ragazze abbiano condotto una vita molto riservata.
«Mangiavamo insieme a pranzo, poi restavano quasi sempre nella loro stanza», ha raccontato.
«Non ho ricevuto alcun compenso»
Uno degli aspetti sui quali Maria Sofia Di Russo insiste maggiormente riguarda l’assenza di qualsiasi vantaggio economico.
«Nessuno mi ha dato dei soldi. L’ho fatto col cuore», sostiene.
La donna ha spiegato di non aver mai incontrato prima le due ragazze, ma di aver accettato di aiutarle per ragioni di parentela indiretta e per rispetto nei confronti del marito scomparso.
«Sono parenti di mio marito. Se lui fosse stato ancora vivo avrebbe fatto la stessa cosa», ha dichiarato.
«Ero consapevole dei rischi»
Di Russo ammette inoltre di aver compreso che la sua scelta avrebbe potuto avere conseguenze legali.
«Sapevo che avrei potuto avere problemi. Anche i domiciliari non mi spaventavano. Sono molto preoccupata, ma pensavo soltanto di proteggerle», ha spiegato.
Secondo la sua versione, non avrebbe voluto approfondire i dettagli della vicenda, limitandosi a offrire ospitalità alle due sorelle.
«Non volevo sapere nulla. Volevo soltanto aiutarle», ha ribadito.
Le indagini proseguono
Le dichiarazioni della donna si inseriscono in un’inchiesta ancora in corso, finalizzata a chiarire le responsabilità delle persone che avrebbero favorito l’allontanamento e la permanenza nascosta delle due minorenni durante le settimane della loro scomparsa.
Gli investigatori stanno ricostruendo i movimenti delle ragazze, i contatti avuti nei giorni precedenti al ritrovamento e il ruolo delle persone che le hanno ospitate o aiutate.
Nel frattempo, la vicenda continua ad alimentare il duro confronto tra le parti coinvolte nella complessa disputa familiare che da tempo riguarda l’affidamento e la tutela delle due sorelle.
Sarà ora il lavoro della Procura a stabilire eventuali responsabilità e a chiarire ogni aspetto di una storia che ha tenuto con il fiato sospeso familiari, istituzioni e opinione pubblica per oltre due settimane.