Sette alpinisti morti in meno di 24 ore: la Valle d’Aosta di fronte a una tragedia senza precedenti

La Valle d’Aosta è sconvolta da una delle più gravi sequenze di incidenti in montagna degli ultimi anni. Tra venerdì 12 e sabato 13 giugno, sette alpinisti hanno perso la vita sulle principali vette della regione, in una drammatica serie di eventi che ha impegnato senza sosta le squadre di soccorso italiane, francesi e svizzere.
Le tragedie si sono consumate tra il Monte Bianco, il Cervino e il Gran Paradiso, montagne simbolo dell’alpinismo internazionale che in queste ore sono diventate teatro di una vera e propria emergenza.
Quattro vittime in una sola giornata
Sabato si sono verificati tre distinti incidenti che hanno causato la morte di quattro persone.
Il primo episodio è avvenuto sul Monte Cervino, dove un alpinista ha perso la vita durante un’ascensione. L’intervento dell’elisoccorso svizzero ha consentito il recupero della salma, successivamente trasferita a Cervinia. Illeso invece il compagno di cordata, accompagnato a valle. Le operazioni di identificazione sono state affidate al Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Cervinia.
Poche ore dopo, un secondo incidente mortale si è verificato sul ghiacciaio della Brenva, nel massiccio del Monte Bianco. Anche in questo caso i soccorsi sono stati immediati: il Pghm francese è intervenuto con un elicottero per recuperare il corpo dell’alpinista e trasportarlo a Courmayeur. Le procedure di riconoscimento sono state affidate ai militari della Guardia di Finanza di Entrèves.
La terza tragedia si è consumata lungo la cresta Kuffner del Maudit, sul versante francese del Monte Bianco. Due alpinisti hanno perso la vita in circostanze ancora in fase di accertamento. L’intervento è stato gestito direttamente dai soccorritori francesi, competenti per territorio.
Le operazioni sul Cervino e sul Monte Bianco si sono svolte contemporaneamente, coordinate dalla Centrale Unica del Soccorso (Cus), che ha garantito il collegamento tra i diversi enti impegnati nelle attività di emergenza.
La tragedia del Gran Paradiso
Il bilancio delle vittime si era già aggravato il giorno precedente con un altro drammatico incidente sul Gran Paradiso.
Venerdì sera, poco dopo le 19.30, la Centrale del Soccorso aveva ricevuto una richiesta di aiuto per il mancato rientro di una cordata impegnata sulla parete Nord della montagna, a circa 3.600 metri di quota.
Le ricerche effettuate in elicottero hanno portato alla scoperta dei corpi dei tre alpinisti, precipitati per quasi 400 metri durante l’ascesa. Secondo le prime ricostruzioni, il gruppo avrebbe perso l’appiglio lungo un tratto particolarmente impegnativo della parete.
Sabato è arrivata l’identificazione ufficiale delle vittime: si tratta di Antonio Sardano, 49 anni, nato ad Andria e residente a Trento; Sergio Martinelli, 29 anni, residente nel capoluogo trentino; e Maicol Zenatti, 38 anni, nato a Rovereto e residente a Brentonico.
Una stagione già segnata dagli incidenti
L’ennesima tragedia riaccende l’attenzione sui rischi dell’alpinismo in alta quota. La stessa area del Gran Paradiso era stata teatro di un altro grave incidente soltanto poche settimane fa, il 30 maggio, quando un alpinista comasco di 54 anni era precipitato per circa 500 metri sotto gli occhi del fratello e di un compagno di cordata.
Le autorità e i soccorritori continuano a invitare gli appassionati della montagna alla massima prudenza. Le condizioni ambientali in alta quota, unite alla presenza di neve, ghiaccio e passaggi particolarmente tecnici, possono infatti trasformare rapidamente un’escursione in una situazione estremamente pericolosa.
La serie di incidenti registrata nelle ultime ore rappresenta un bilancio pesantissimo per la Valle d’Aosta e lascia sgomenta l’intera comunità alpinistica, chiamata ancora una volta a confrontarsi con i rischi e le insidie dell’ambiente montano.