Entrando nel merito delle dichiarazioni rilasciate durante l’intervista televisiva a Quarto Grado, Marco Poggi, fratello di Chiara Poggi, ha spiegato di aver deciso di esporsi pubblicamente perché, soprattutto nell’ultimo periodo, il suo nome è stato associato a numerose ipotesi e ricostruzioni. Alcune di queste, ha raccontato, lo hanno profondamente colpito, arrivando perfino ad attribuirgli responsabilità nel delitto della sorella.
Tra le indiscrezioni che negli anni hanno circolato, vi sono state anche affermazioni riguardanti presunti ricoveri in strutture psichiatriche. Accuse e racconti che egli respinge completamente, sottolineando come il lungo silenzio mantenuto nel corso del tempo possa aver favorito la nascita di interpretazioni prive di riscontri concreti.
Nel corso dell’intervista è stato affrontato anche il tema delle recenti teorie che parlavano di un presunto ambiente legato agli stupefacenti e che avrebbero coinvolto lui insieme ad altre persone finite al centro dell’attenzione mediatica. Marco Poggi ha definito tali ricostruzioni totalmente infondate, negando qualsiasi coinvolgimento e criticando la diffusione di ipotesi che, a suo giudizio, appartengono esclusivamente al campo della fantasia.
Un altro passaggio significativo riguarda gli sviluppi investigativi che vedono Andrea Sempio nuovamente sotto osservazione. Pur avendo preso visione della documentazione e degli elementi emersi negli ultimi mesi, Poggi ha dichiarato di non aver modificato le convinzioni maturate nel corso degli anni. Secondo lui, quanto emerso finora non è sufficiente a cambiare il quadro che si è consolidato attraverso i procedimenti giudiziari. Ha inoltre ricordato come, nelle fasi iniziali della vicenda, fosse convinto dell’estraneità di Alberto Stasi. Soltanto con il passare del tempo, approfondendo atti processuali, motivazioni delle sentenze e risultati delle perizie, la sua opinione sarebbe cambiata. Oggi conferma di ritenere valida la verità giudiziaria emersa dai processi e afferma che l’apertura di nuove verifiche investigative non modifica la convinzione maturata dopo anni di udienze e approfondimenti.
Queste le parole di Marco Poggi su Alberto Stasi, riprese alla lettera da Leggo.it: “Gli elementi che mi sono stati esposti non mi hanno convinto. Ho letto un po’ anche le varie memorie e le informative, non ho cambiato la mia idea”, e ancora: “All’inizio del 2007non credevamo nella colpevolezza di Alberto Stasi. L’abbiamo difeso veramente tanto e anche quando era stato incarcerato, personalmente ero convinto che fosse innocente, convinto che stavano sbagliando. Quando è uscita la notizia della scarcerazione ero contento perché ero convinto che non c’entrasse nulla. Era proprio l’ultima persona che volevamo potesse essere stato, perché Chiara, in quel periodo lì, aveva lui come persona più vicina e che le dava più affetto. Leggendo le motivazioni della scarcerazione ho iniziato a chiedermi il perché di così tante bugie, di così tante cose che non tornano. C’erano dei passaggi sulla spiegazione del DNA di Chiara che fu trovato sui pedali che mi avevano lasciato un po’ stranito. Non è che perché viene aperta un’indagine, significa che abbiamo un convincimento diverso. Secondo me, sarebbe ancora più grave se lo cambiassimo solo perché era partita questa indagine. Questo vorrebbe dire che non abbiamo creduto alla condanna che c’era stata negli anni passati”.


