Putin chiude a Zelensky e rilancia Schroeder: Mosca attacca le élite europee

Nessun incontro diretto con il presidente ucraino. Vladimir Putin torna a respingere l’ipotesi di un vertice con Volodymyr Zelensky e ribadisce che, allo stato attuale, non esistono le condizioni per un confronto tra i due leader.
Dal palco del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, il presidente russo ha liquidato la proposta avanzata dal capo di Stato ucraino con una dichiarazione destinata ad alimentare ulteriormente le tensioni diplomatiche.
«Non c’è motivo di incontrarci», ha affermato Putin, sottolineando come un eventuale faccia a faccia possa avvenire soltanto dopo che le delegazioni incaricate dei negoziati avranno raggiunto un’intesa concreta.
Una posizione che conferma quanto le distanze tra Mosca e Kiev restino profonde, nonostante i continui appelli internazionali a riaprire un percorso diplomatico capace di portare a una soluzione del conflitto.
Il botta e risposta con Zelensky
Secondo il Cremlino, un incontro diretto tra i due presidenti in questa fase sarebbe prematuro e rischierebbe di rallentare il raggiungimento degli obiettivi perseguiti dalla Russia sul terreno militare.
Parole alle quali ha risposto con fermezza Volodymyr Zelensky, accusando il leader russo di continuare a privilegiare la strada della guerra rispetto a quella del dialogo.
Per il presidente ucraino, il rifiuto di Putin rappresenterebbe l’ennesima dimostrazione della volontà di Mosca di non impegnarsi seriamente in un processo di pace condiviso.
Lo scontro verbale arriva in un momento delicato, mentre gli alleati occidentali continuano a garantire sostegno militare e finanziario a Kiev e l’Europa cerca di ritagliarsi un ruolo più incisivo nei tentativi di mediazione.
L’apertura a Gerhard Schroeder
Se da un lato Putin ha escluso un incontro con Zelensky, dall’altro ha annunciato un colloquio con l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, figura da anni considerata tra gli interlocutori europei più vicini a Mosca.
Il presidente russo ha descritto il confronto come «cordiale e positivo», lasciando intendere di vedere ancora nell’ex leader tedesco una possibile figura di raccordo tra Russia e Occidente.
Un’ipotesi che continua però a suscitare forti perplessità nelle principali capitali europee. I rapporti di lunga data tra Schroeder e il settore energetico russo, in particolare con Gazprom, hanno infatti alimentato dubbi sulla sua imparzialità in eventuali iniziative diplomatiche.
Le condizioni poste dal Cremlino
Sul fronte negoziale, Putin non ha mostrato segnali di apertura rispetto alle richieste formulate da Mosca sin dalle prime fasi del conflitto.
Il leader russo ha ribadito che la guerra potrà terminare soltanto dopo il raggiungimento di tutti gli obiettivi strategici fissati dal Cremlino.
Tra le condizioni indicate restano il riconoscimento internazionale dei territori occupati dalla Russia, il ritiro delle forze ucraine dalle aree rivendicate da Mosca e la rinuncia definitiva dell’Ucraina all’adesione alla Nato.
Richieste che Kiev continua a respingere con decisione e che anche i governi occidentali considerano incompatibili con il rispetto della sovranità territoriale ucraina.
L’elogio a Trump e la critica all’Occidente
Nel corso del suo intervento, Putin ha inoltre dedicato spazio alla politica americana, tornando a elogiare Donald Trump.
Secondo il presidente russo, il conflitto non sarebbe mai scoppiato se Trump avesse vinto le elezioni presidenziali del 2020, una tesi già sostenuta in passato sia dal Cremlino sia dallo stesso leader repubblicano.
Dichiarazioni che si inseriscono nel più ampio confronto geopolitico tra Mosca e l’Occidente, con il conflitto ucraino che continua a rappresentare uno dei principali temi della politica internazionale.
Le accuse all’Europa
Accanto ai temi militari e diplomatici, Putin ha affrontato anche la situazione economica della Russia e dell’Europa.
Il presidente ha respinto le analisi che descrivono Mosca come indebolita dalle sanzioni occidentali, sostenendo che l’economia russa continua a dimostrare capacità di tenuta nonostante le restrizioni imposte dopo l’inizio della guerra.
Nel mirino del leader russo sono finite soprattutto le classi dirigenti europee, accusate di aver adottato politiche che finirebbero per danneggiare maggiormente i Paesi dell’Unione Europea rispetto alla Russia.
Putin ha citato i livelli di debito pubblico presenti in diversi Stati europei, tra cui Italia e Francia, sostenendo che le sanzioni e le strategie economiche adottate dall’Occidente avrebbero contribuito ad aumentare l’instabilità dei mercati internazionali.
Negoziato ancora lontano
Le dichiarazioni rilasciate a San Pietroburgo confermano come la posizione del Cremlino resti sostanzialmente invariata rispetto agli ultimi mesi.
Mosca continua a subordinare qualsiasi ipotesi di accordo a una serie di concessioni territoriali e politiche considerate irricevibili da Kiev. Allo stesso tempo, il rifiuto di un incontro diretto con Zelensky allontana ulteriormente la prospettiva di un dialogo tra i due leader.