Beatrice morta a Bordighera, adesso si muove l’Italia intera! Cosa succede

Sta raccogliendo un’ampia adesione la petizione online lanciata su Change.org per chiedere l’istituzione di una giornata di lutto nazionale per la piccola Beatrice, la bambina di due anni morta a Bordighera in una vicenda che gli inquirenti riconducono a presunti maltrattamenti avvenuti in ambito familiare.
Le firme hanno superato quota 22mila e continuano a crescere di ora in ora, segno dell’impatto emotivo che la vicenda ha avuto sull’opinione pubblica. Nel frattempo proseguono le indagini giudiziarie, che vedono indagati la madre Emanuela Aiello e il compagno Emanuel Iannuzzi, entrambi in carcere con accuse gravi.

La petizione e la richiesta di un gesto simbolico
Alla base dell’iniziativa c’è la richiesta di un riconoscimento istituzionale che, secondo i promotori, possa rappresentare un momento collettivo di memoria e riflessione.
Nel testo della petizione si sottolinea la necessità di una giornata di lutto nazionale come segnale pubblico del dolore per la morte della bambina e come occasione per riportare l’attenzione sulle presunte criticità del sistema di tutela dei minori.
“Una giornata indispensabile per chiedere scusa in modo unito, individuale e collettivo, a Beatrice”, si legge nel documento, “per riflettere sulle mancanze sistemiche e lavorare affinché simili tragedie non si ripetano”.
I promotori invitano inoltre i cittadini a partecipare attivamente, trasformando la vicenda in un momento di consapevolezza collettiva e impegno civile.

Il quadro investigativo
Sul fronte giudiziario, l’inchiesta prosegue. Durante gli interrogatori, il compagno della madre, Emanuel Iannuzzi, si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Emanuela Aiello ha dichiarato di non aver “mai toccato le proprie bambine”.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il quadro investigativo sarebbe però diverso, anche alla luce delle testimonianze raccolte e degli accertamenti medico-legali.
Le due sorelline della vittima, di 7 e 9 anni, ascoltate anche in presenza di una psicologa, avrebbero descritto una situazione familiare segnata da abbandoni e presunti episodi di violenza. La sorella maggiore avrebbe riferito frequenti assenze della madre e periodi in cui le bambine sarebbero rimaste sole.
Le evidenze medico-legali
A rafforzare l’impianto accusatorio sarebbero, secondo gli investigatori, gli esiti dell’autopsia sulla piccola Beatrice, che avrebbero evidenziato numerose lesioni compatibili con percosse ripetute.
Il referto parla di ecchimosi diffuse su più parti del corpo e di lesioni craniche ritenute determinanti nel decesso. Tra gli elementi emersi figurerebbe anche un segno compatibile con un’impronta di suola.
Le lesioni, secondo la ricostruzione medico-legale, sarebbero state inferte in un arco temporale prolungato, fino alle ore precedenti la morte della bambina.
Gli investigatori contestano inoltre la versione iniziale della madre, che aveva parlato di una caduta dalle scale, ipotesi ritenuta incompatibile con i riscontri tecnici.
Il ruolo dei familiari e le omissioni
L’inchiesta sta valutando anche la posizione di altri familiari, in particolare i nonni materni, che avrebbero avuto contatti frequenti con le bambine durante il periodo interessato dai presunti maltrattamenti.
Secondo gli investigatori, alcune immagini acquisite mostrerebbero la presenza di lividi già nei giorni precedenti alla morte della piccola, elemento che contrasterebbe con alcune dichiarazioni rese in precedenza.
Resta inoltre il racconto della sorella maggiore, che avrebbe tentato di segnalare la situazione di difficoltà senza ottenere interventi efficaci.
Una vicenda ancora aperta
Per la magistratura, il quadro complessivo delineerebbe una situazione caratterizzata da violenze ripetute e possibili omissioni. Un insieme di elementi che continua a essere oggetto di approfondimento investigativo.