Salvini, che sberlone! C’entra di nuovo il ponte sullo Stretto, ma pagheremo tutti

Nuova grana politica per Matteo Salvini sul progetto simbolo del suo mandato: il Ponte sullo Stretto di Messina. A sollevare dubbi questa volta è l’Autorità di regolazione dei trasporti, che ha esaminato il piano economico-finanziario dell’opera contestando le stime sui pedaggi annunciati negli ultimi mesi.
Per anni il progetto è stato accompagnato da promesse di attraversamenti a “prezzi popolari”, con tariffe ipotizzate inferiori ai 10 euro e, in alcune dichiarazioni, comprese tra 4 e 7 euro per le auto. Il nuovo quadro delineato dall’Authority, però, racconta una realtà sensibilmente diversa.
Pedaggi fino a 49 euro: le nuove stime
Secondo il documento analizzato dall’Autorità, la tariffa media per le automobili nel 2034, anno indicato per l’avvio della gestione, si attesterebbe intorno ai 27 euro. La cifra sarebbe destinata a crescere progressivamente fino a sfiorare i 49 euro entro il 2063.
Numeri molto distanti dalle stime circolate negli ultimi anni. Nell’agosto 2025 la società Stretto di Messina aveva indicato un pedaggio compreso tra 4 e 7 euro, mentre lo stesso ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini aveva assicurato pubblicamente un costo “sotto i 10 euro”.
Un’opera finanziata dallo Stato ma anche dagli utenti
Il nodo centrale riguarda il modello economico dell’infrastruttura. Il Ponte sullo Stretto dovrebbe essere finanziato in larga parte con risorse pubbliche, con un investimento stimato superiore ai 13 miliardi di euro, a cui si aggiungono circa 370 milioni di aumento di capitale della società concessionaria.
Nonostante il forte contributo dello Stato, la sostenibilità della gestione futura verrebbe comunque affidata anche ai pedaggi pagati dagli utenti, elemento che secondo l’Authority rappresenta un punto critico del piano.
I rilievi dell’Autorità: costi e rischi sui ricavi
Nel parere emergono diverse criticità sul piano economico-finanziario. Una delle principali riguarda la gestione dei costi operativi, che verrebbero aggiornati automaticamente in base all’inflazione senza meccanismi sufficienti di efficienza o riduzione delle spese.
Secondo l’Autorità, questo approccio rischia di trasferire eventuali squilibri economici direttamente sulle tariffe, con conseguente aumento dei pedaggi per gli utenti.
Un ulteriore elemento critico riguarda la possibilità per il concessionario di rivedere le tariffe in caso di ricavi inferiori alle attese, modulando i pedaggi per categorie di veicoli o fasce orarie.
In questo scenario, se i flussi di traffico previsti non fossero raggiunti, il rischio sarebbe quello di compensare le perdite attraverso ulteriori aumenti dei pedaggi.
Il “paracadute” per il concessionario
Particolarmente delicato, secondo l’Authority, è il meccanismo legato al cosiddetto “rischio traffico”. Il piano prevede infatti una sorta di garanzia per il gestore: in caso di entrate inferiori alle previsioni, sarebbe possibile intervenire sulle tariffe per mantenere invariati i ricavi complessivi.
L’Autorità segnala che, in assenza di controlli stringenti, questo sistema potrebbe tradursi in una leva tariffaria eccessivamente flessibile nelle mani del concessionario.
Critiche vengono espresse anche sulle cosiddette “poste figurative”, pari a circa 159 milioni di euro, considerate non pienamente coerenti con il sistema tariffario proposto.
Scontro politico sul futuro dell’opera
Il parere dell’Autorità non blocca formalmente la realizzazione del Ponte, ma rappresenta un passaggio politicamente delicato per il governo. Vengono infatti richiesti maggiori controlli, una revisione dei meccanismi di calcolo delle tariffe e sistemi più rigorosi di tutela per gli utenti.
Il punto più controverso riguarda proprio la distanza tra la narrazione politica iniziale, basata su pedaggi ridotti e accessibili, e le stime economiche aggiornate, che delineano invece costi significativamente più elevati.
Un divario che rischia di alimentare ulteriormente il dibattito attorno a un’opera già da anni al centro di uno dei confronti politici più accesi del Paese.