Garlasco, la notizia su Andrea Sempio è appena arrivata: “Non si farà interrogare”
Il caso legato all’omicidio di Chiara Poggi continua a rappresentare uno dei più complessi intrecci tra investigazione scientifica, analisi forense e strategia processuale nella cronaca giudiziaria italiana. A distanza di anni dai fatti, il confronto tra accusa e difesa si gioca oggi soprattutto sul terreno delle consulenze tecniche, delle interpretazioni delle prove e della lettura dei dati scientifici raccolti nel corso delle indagini.
Al centro del nuovo capitolo giudiziario c’è ancora Andrea Sempio, la cui posizione viene ora affrontata dalla difesa attraverso una serie di consulenze specialistiche depositate dopo mesi di lavoro e analisi delle carte della Procura.
La strategia della difesa: cinque consulenze per contestare l’accusa
I legali di Andrea Sempio, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, hanno costruito una linea difensiva fortemente incentrata sugli aspetti tecnico-scientifici dell’inchiesta. Le consulenze depositate puntano a mettere in discussione alcuni degli elementi considerati centrali dagli investigatori, a partire dai cosiddetti “soliloqui” attribuiti all’indagato.
Per il momento non sarebbe stata avanzata alcuna richiesta di interrogatorio davanti ai pubblici ministeri. Il confronto tra accusa e difesa potrebbe invece spostarsi direttamente davanti al giudice dell’udienza preliminare, chiamato a valutare l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
Il nodo delle impronte e delle scarpe
Uno degli aspetti più delicati riguarda le tracce individuate sulla scena del crimine. La difesa ha affidato una consulenza a Giacomo De Angelis con l’obiettivo di contestare la compatibilità tra il piede di Andrea Sempio e le 25 tracce a pallini rilevate nell’abitazione dove venne uccisa Chiara Poggi.
Secondo la tesi difensiva, l’estensione plantare dell’indagato sarebbe incompatibile con le impronte attribuite all’autore del delitto. Un elemento che si inserisce nel lungo dibattito sulle scarpe considerate compatibili con quelle del killer, tema già centrale nei processi a Alberto Stasi.
In passato, infatti, l’attenzione investigativa si era concentrata su una scarpa Frau numero 42, ma i rilievi successivi del Ris avevano contribuito a mettere in discussione quella precedente identificazione.
Dna e impronte: la battaglia tra consulenti
Il confronto tra accusa e difesa si estende anche all’analisi delle tracce biologiche e dattiloscopiche. Tra le consulenze depositate figura anche un’integrazione sul Dna affidata a Marina Baldi.
Sul fronte dattiloscopico, invece, il consulente Luigi Bisogno contesta le conclusioni raggiunte dagli esperti Caprioli-Iuliano sull’impronta denominata “33”, mettendo in dubbio la certezza dell’identificazione fondata sulle 15 minuzie individuate dagli investigatori.
La discussione tecnica riguarda soprattutto i protocolli utilizzati nei campionamenti e i criteri geometrici impiegati nell’analisi comparativa delle impronte, aspetti che potrebbero assumere un peso decisivo nell’eventuale fase processuale.
Le perizie medico-legali e la Bloodstain Pattern Analysis
Un altro fronte particolarmente rilevante riguarda le consulenze medico-legali e quelle legate alla Bloodstain Pattern Analysis (Bpa), la disciplina che studia la distribuzione delle tracce ematiche sulla scena del crimine.
Secondo il dottor Sabino Pelosi e l’ex poliziotto Armando Palmegiani, sul corpo della vittima non vi sarebbero elementi compatibili con ferite da difesa attiva. Una conclusione che potrebbe incidere sulla ricostruzione dinamica dell’aggressione e sulla valutazione delle modalità dell’omicidio.
Resta invece in sospeso la perizia personologica affidata a Valentina Marsella, subordinata all’esito di una specifica istanza preliminare.
I podcast e le registrazioni audio sotto esame
L’ultimo capitolo della strategia difensiva riguarda i contenuti audio raccolti dagli investigatori. Gli avvocati di Andrea Sempio intendono depositare registrazioni tratte da podcast e contenuti social per sostenere che le frasi finite al centro dell’inchiesta non costituiscano una confessione, ma semplici commenti estrapolati dal contesto.
Secondo la difesa, molte delle registrazioni risulterebbero parzialmente incomprensibili oppure sarebbero state interpretate in maniera non corretta. Per questo motivo verrà chiesta una perizia d’ufficio finalizzata a chiarire il reale contenuto delle conversazioni.
Il processo della prova scientifica
Il caso conferma ancora una volta quanto, nella giustizia contemporanea, il peso della prova scientifica sia diventato centrale. Impronte, Dna, rilievi digitali e interpretazioni acustiche si trasformano in elementi decisivi non solo per ricostruire i fatti, ma anche per definire il grado di certezza richiesto in sede processuale.
In un contesto dove ogni dettaglio tecnico può modificare la lettura complessiva dell’inchiesta, il confronto tra consulenti, esperti e magistrati appare destinato a diventare il vero cuore del prossimo passaggio giudiziario.