Modena, Salim: “Mi hanno fatto il malocchio”. L’avvocato: “Era ossessionato dal lavoro”

Nei giorni seguenti l’arresto di Salim El Koudri, il suo legale, Fausto Gianelli, ha fornito alcuni spunti sulla vicenda attraverso un colloquio con il giovane, avvenuto in carcere. Le parole di El Koudri rivelano un approfondimento sulla sua percezione di sé e sui fattori che potrebbero aver influito sul suo stato psicologico.

L’identità e il rapporto con le origini

Durante l’incontro, El Koudri ha affermato con fermezza: «Io in Italia sono nato, è il mio Paese, io sono italiano». Nonostante i suoi genitori siano stranieri, il ragazzo si sente profondamente italiano e riconosce i sacrifici fatti dalla famiglia per permettergli di studiare e costruire il proprio futuro. Il giovane si distingue così dalla propria origine familiare, sottolineando il suo legame con l’Italia e il suo senso di appartenenza.

Le difficoltà lavorative e il peso delle aspettative

Un tema ricorrente nel colloquio è stato quello delle sfide lavorative, che El Koudri avrebbe vissuto come motivo di forte disagio psicologico. Il 31enne avrebbe raccontato di essersi sentito inizialmente meritevole di un riconoscimento professionale, che però non si sarebbe concretizzato, alimentando frustrazione e insoddisfazione. In particolare, avrebbe manifestato un’idea molto personale e insolita: «Ho capito che mi avevano fatto il malocchio». Questa convinzione, secondo il suo avvocato Gianelli, si inserisce in un quadro più ampio di sofferenza psicologica, che richiederà approfondimenti da parte di specialisti.

Le considerazioni sulla salute mentale

Il legale ha precisato che, sebbene siano emersi segnali di disagio, le difficoltà vissute da El Koudri non possono in alcun modo giustificare quanto accaduto. L’episodio di Modena, infatti, viene considerato un dramma che molti giovani affrontano senza però arrivare a gesti estremi. Gianelli ha inoltre sottolineato come si stia valutando la possibilità di un disturbo psichiatrico, che richiederà approfonditi accertamenti clinici.

Le domande sulle vittime e il percorso di elaborazione

Durante il colloquio, El Koudri si sarebbe interessato alle condizioni delle persone coinvolte nell’incidente, in particolare di una turista tedesca gravemente ferita. Tuttavia, il giovane non è ancora in grado di fornire una spiegazione convincente del gesto compiuto, rimanendo ancora in una fase di elaborazione e comprensione dell’accaduto.

Il percorso di cura e il futuro

Gianelli ha confermato che El Koudri ha iniziato un percorso di terapia, assumendo farmaci per contenere ansia e agitazione. Nei prossimi mesi sono previsti ulteriori esami specialistici per comprendere più a fondo le sue condizioni psichiche e psichiatriche. Il difensore ha concluso: «Io vedo un ragazzo confuso e disturbato, ma non spetta a me fare una diagnosi».

Una riflessione sulla complessità di un episodio tragico

Il caso di El Koudri si presenta come un esempio della complessità che può nascondersi dietro a gesti estremi. La famiglia, pur vivendo con dolore, ha espresso il desiderio di chiedere scusa alle vittime e alla comunità, evidenziando la distanza tra le proprie sofferenze e la gravità dell’episodio. La vicenda rimane aperta, con l’auspicio che approfondimenti clinici e psicologici possano contribuire a comprendere meglio le motivazioni e le condizioni di questa giovane persona.