Meloni: «Trump? Io più chiara di tanti altri leader. Non siamo vassalli». Poi la premier sceglie di non replicare
La linea di Palazzo Chigi è chiara: la difesa del Pontefice Leone XIV non è stata una scelta politica, ma un atto dovuto. Nelle ultime ore Giorgia Meloni ha voluto marcare i confini tra l’amicizia con Washington e la tutela dei simboli identitari italiani, ribadendo che “alleati sì, ma non vassalli”.
Tutto è cominciato nel pomeriggio del 14 aprile, durante il volo di ritorno dal Vinitaly di Verona. Seduta nel salottino dell’aereo accanto alla sua storica collaboratrice Patrizia Scurti, la premier ha ricevuto la notizia delle dichiarazioni di Donald Trump sul Papa. Con lei c’erano anche il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, quello dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il presidente dell’Ice Matteo Zoppas.
La lettura dell’intervista del presidente americano ha suscitato sorpresa: Meloni si aspettava una presa di posizione, ma non con toni così duri. Le prime valutazioni sono nate lì, in volo, in un confronto a caldo con i ministri presenti. Prima dell’atterraggio a Ciampino, la premier ha ribadito la sua linea: “Non siamo sudditi né subalterni”. Una frase che sintetizza il messaggio trasmesso anche nei colloqui riservati con il suo staff.
A Palazzo Chigi, tuttavia, l’episodio non è stato vissuto come un terremoto diplomatico. Fonti vicine alla presidenza del Consiglio sottolineano che situazioni simili hanno coinvolto anche altri leader europei, da Emmanuel Macron a Keir Starmer, fino al cancelliere tedesco. Segno, dicono, di una dinamica ormai abituale nei rapporti con Washington.
Rientrata nella capitale, Meloni ha trovato un clima sereno. La risposta del governo è stata studiata con tono istituzionale e diffusa anche sui social: i ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani hanno riaffermato che la politica estera italiana resta saldamente filoamericana, ma senza rinunciare alla difesa dei propri valori.
“La nostra fedeltà all’alleanza atlantica non è in discussione”, spiegano dai vertici del governo, “ma rivendichiamo il diritto di difendere le nostre istituzioni e la figura del Papa, che per gli italiani ha una valenza che non può essere compresa fino in fondo fuori dai nostri confini”.
Nessuna crisi, assicurano da Roma, solo una fase di assestamento fra partner “destinati a ritrovare equilibrio e collaborazione nel tempo”. Il messaggio di Meloni è inequivocabile: l’Italia resta ancorata all’Occidente, ma con la schiena dritta.
