Guerra in Iran, stallo dopo Islamabad: Vance lascia il Pakistan senza accordo, Teheran attacca le proposte Usa

Dopo oltre venti ore di colloqui serrati, i tentativi di mediazione tra Stati Uniti e Iran si sono conclusi in un nulla di fatto, segnando un duro colpo ai sforzi diplomatici per risolvere le tensioni sul dossier nucleare e le questioni regionali. L’incontro, ospitato nella capitale pakistana di Islamabad, si è rivelato un fallimento, con entrambe le parti che hanno lasciato i negoziati con posizioni irrimediabilmente distanti.

Il vicepresidente americano JD Vance, che ha rappresentato Washington, ha lasciato Islamabad senza un accordo, definendo l’offerta presentata come “finale e migliore”, e indicando che la controparte iraniana ha rifiutato le condizioni americane. La versione iraniana del fallimento è altrettanto netta: Teheran ha denunciato le richieste USA come “irragionevoli” e “eccessive”, accusando Washington di aver imposto condizioni inaccettabili sul programma nucleare e altre questioni di sicurezza.

Il quadro emerge da una serie di dichiarazioni e situazioni che testimoniano un negoziato ormai in crisi. La tensione sullo Stretto di Hormuz resta altissima: i Pasdaran iraniani hanno minacciato di rispondere con fermezza a qualsiasi attraversamento militare, alimentando i timori di una possibile escalation militare e di una crisi energetica globale.

Il governo iraniano ha comunque cercato di mantenere aperta la porta al dialogo, sottolineando che i contatti con Islamabad continueranno nei prossimi giorni, ma senza mostrare segnali di apertura sulle richieste più sensibili. La posizione di Teheran, che definisce irragionevoli le pretese americane, si inserisce in una strategia di raffreddamento delle aspettative, cercando di guadagnare tempo mentre le divergenze sui punti chiave, in particolare sul dossier nucleare, restano profonde.

Sul fronte statunitense, le parole di Vance hanno rafforzato la linea di fermezza: l’amministrazione americana ha chiuso la porta a ulteriori negoziati, parlando di un “ultimatum” e di un’offerta che non sarà rinegoziata. Washington si dice convinta che Teheran abbia scelto di non accettare le proprie condizioni, lasciando così aperta la possibilità di agire unilateralmente o di aumentare le pressioni nella regione.

Il ruolo del Pakistan come mediatore si è rivelato in questa fase fondamentale, con Islamabad che ha cercato di mantenere il canale diplomatico aperto e di spingere le parti a rispettare il cessate il fuoco e la stabilità regionale. Tuttavia, le tensioni sul fronte militare e la possibilità di un’escalation si fanno sempre più concrete, alimentando il rischio di una crisi più ampia.

In conclusione, il fallimento di questi colloqui rappresenta un punto di svolta: senza un accordo, le tensioni tra Stati Uniti e Iran rischiano di intensificarsi ulteriormente, con conseguenze imprevedibili per la stabilità della regione e per il mercato energetico globale. Le prossime settimane saranno decisive per capire se si riuscirà a sbloccare questa crisi o se si continuerà lungo la strada di un confronto sempre più acuto e potenzialmente esplosivo.