Flotilla, la rotta verso Gaza divide l’Italia: Pd si sfila, Crosetto avverte “pronti solo ad arresti”

La notte ha portato una decisione definitiva: la Flotilla non intende fermarsi e prosegue la sua rotta verso la cosiddetta linea arancione, la zona del blocco navale israeliano. Una scelta che aumenta le tensioni nella regione e alimenta il timore di un intervento armato da parte dell’IDF, l’esercito israeliano.

La missione sotto pressione e i rischi crescenti
Gli equipaggi, consapevoli dei pericoli, hanno ribadito che la loro missione non si fermerà nonostante i rischi di incidenti e sabotaggi. Le ultime ore di navigazione sono state segnate da guasti tecnici e allarmi improvvisi: la Familia Madeira ha subito un blocco del motore, mentre la Johnny M ha imbarcato acqua, costringendo l’equipaggio a un mayday e all’evacuazione con l’intervento di emergenza. Non si esclude la possibilità di sabotaggi, anche se nessuno ha ancora confermato ufficialmente questa ipotesi.

A bordo, si ripassano i protocolli di resistenza non violenta, mentre la stampa israeliana segnala il potenziamento di ospedali come Assuta Ashdod e Barzilai, già pronti ad accogliere eventuali feriti, un segnale che alimenta la paura di un’escalation.

Reazioni politiche e diplomatiche
Roma ha più volte chiesto alla Flotilla di fermarsi prima di raggiungere la linea rossa, ma senza successo. La portavoce del governo italiano, Maria Elena Delia, ha confermato che l’Italia non può garantire una scorta navale fino a Gaza, e l’ipotesi di un incontro con la premier Giorgia Meloni è ormai sfumata. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha lanciato un messaggio duro: “Se non succede nulla di più, gli attivisti verranno arrestati. E spero che succeda senza altre conseguenze”. Crosetto ha inoltre sottolineato come il numero elevato di navi aumenti il rischio di incidenti.

Divisioni politiche e scontri interni
A bordo si consuma anche una spaccatura politica. Il deputato del Pd Arturo Scotto ha annunciato che si fermerà al primo alt della marina israeliana, posizione che ha suscitato lo scontro con il Movimento 5 Stelle e Alternativa per la Sinistra, decisi a proseguire. “Noi in mezzo al mare, loro nei salotti tv”, ha polemizzato Scotto, evidenziando le divisioni all’interno della stessa maggioranza di governo e alimentando il dibattito anche a Montecitorio.

Il countdown e le tensioni sul campo
La fregata Alpino invierà l’ultimo messaggio di allerta quando la Flotilla sarà a circa 100-120 miglia da Gaza. Da quel momento, scatterà il vero conto alla rovescia, con gli equipaggi che ribadiscono: “Ci fermeremo solo a un alt dell’IDF”. Nel frattempo, le comunicazioni radio sono disturbate e sono state avvistate sagome sospette nel buio, alimentando il clima di tensione.

Appelli e nuove sfide
Luca Casarini, leader di Mediterranea, e don Luigi Ciotti hanno chiesto alle istituzioni italiane ed europee di “alzare la voce per difendere la vita di chi è a bordo”. Tuttavia, con i cieli pattugliati da droni e oltre quaranta imbarcazioni in rotta verso il confine, cresce la sensazione che questa sfida simbolica possa trasformarsi in un vero e proprio scontro armato.

Una nuova sfida da Catania
Nel frattempo, da Catania è partita una seconda spedizione, denominata Freedom Flotilla, composta da dieci imbarcazioni guidate dal Fronte della Gioventù Comunista. A differenza della Global Sumud, questa missione non trasporta derrate alimentari, ma punta apertamente a “sfidare l’assedio illegale di Israele”, alimentando ulteriormente le tensioni nella regione.