Covid: paziente vaccinata muore per la variante LP.8.1: quali sintomi aveva

Un nuovo, inquietante episodio sta scuotendo la comunità medica genovese, riportando d’attualità un pericolo che molti credevano ormai relegato al passato. Al Policlinico San Martino, gli specialisti stanno facendo i conti con un caso che sfida le certezze acquisite in questi anni di pandemia.

Quello che doveva essere un normale ricovero si è trasformato in una drammatica corsa contro il tempo, con i medici costretti a constatare l’impotenza delle terapie di fronte a un’avversaria inaspettata. Un dettaglio, in particolare, ha lasciato di stucco gli infettivologi: la donna sembrava avere tutte le carte in regola per resistere all’infezione.

Le prime indiscrezioni parlano di un quadro clinico atipico, che riporta alla mente i giorni più bui della pandemia. Ma c’è di più: i test di laboratorio avrebbero rivelato qualcosa che potrebbe cambiare gli attuali protocolli di prevenzione.

Mentre l’équipe medica analizza i dati, una domanda angosciosa serpeggia tra gli addetti ai lavori: siamo davvero preparati ad affrontare questa nuova, insidiosa evoluzione del virus? La risposta, che arriverà a breve, potrebbe costringerci a rivedere molte delle nostre certezze. Lo spauracchio del Covid, a quanto pare, non cessa di incutere timore.

L’unica cosa certa, per ora, è che il caso del San Martino sta già facendo discutere la comunità scientifica nazionale, pronta a riaprire un dibattito che credevamo concluso. Questa donna aveva ricevuto ben 6 vaccinazioni, ma qualcosa è andato comunque storto: scopriamo tutti i dettagli.

Un nuovo caso legato al Covid-19 ha riacceso l’allarme al Policlinico San Martino di Genova. A perdere la vita una donna canadese di 66 anni senza patologie pregresse, ha perso la vita a causa di gravi complicanze polmonari provocate dalla variante LP.8.1, un sottolignaggio di Omicron particolarmente aggressivo.

La paziente, definita immunocompetente e quindi senza apparenti fragilità, era stata ricoverata con una polmonite severa e sottoposta a terapie intensive per oltre due settimane, senza però riuscire a superare l’infezione. “Aveva ricevuto sei dosi di vaccino, ma la variante ha eluso sia l’immunità acquisita che quella naturale”, ha spiegato Matteo Bassetti, direttore delle malattie Infettive del San Martino.

“È un episodio che ci riporta indietro di due anni, con un’aggressività che credevamo ormai rara”. La LP.8.1, già diffusa a livello globale ma meno monitorata rispetto ad altri ceppi, è ora al centro dell’attenzione degli esperti. Bassetti sottolinea la necessità di includerla tra i target delle prossime vaccinazioni, data la sua capacità di aggirare le difese immunitarie.

Intanto, lo stesso ospedale ha segnalato il primo caso italiano della variante Nimbus (NB.1.8.1), riscontrata in un paziente fragile. Sebbene meno pericolosa, la sua circolazione viene tenuta sotto stretta sorveglianza. L’episodio riapre il dibattito sulla minaccia ancora attuale del Covid, soprattutto per le varianti a alta evasione immunitaria.

Non possiamo abbassare la guardia, avverte Bassetti. “Questo caso dimostra che il virus può ancora colpire duramente, anche chi sembra protetto”. Mentre la variante LP.8.1 entra nel mirino della ricerca, la l’episodio suona come un monito: la pandemia non è finita, ma si evolve. E la risposta deve essere altrettanto dinamica.