Zelensky a Roma nell’hotel blindato ma accade l’impensabile: da chi viene fermato
In un giorno che rischia di restare impresso nella memoria come una delle immagini più surreali del conflitto in Ucraina, si è consumato un episodio inaspettato nel cuore dei Parioli, all’interno dell’hotel Parco dei Principi, simbolo dell’eleganza romana. Un episodio che ha mischiato il mondo del cinema, della diplomazia e della guerra, offrendo uno sguardo inusuale su un’Italia divisa tra solidarietà e stanchezza.
L’attrice Miriam Leone, icona del nuovo cinema italiano, si aggirava nella hall dell’albergo, visibilmente sudata dopo una corsa, con shorts arancioni e passo svelto, quando si è trovata di fronte a una scena che pareva uscita da un sogno: due corazzieri ucraini le hanno bloccato il passo, allontanandola con un secco «Not here». La scena è stata subito confusa e surreale, finché dalle porte degli ascensori è comparso lui, Volodymyr Zelensky, in tenuta militare nera, con lo sguardo concentrato sui documenti tra le mani e accompagnato dalla moglie Olena, che gli teneva il braccio con delicatezza.
L’incontro, rimasto avvolto dal riserbo, ha assunto i tratti di un momento quasi irreale: Zelensky, sorpreso e deciso, si è fermato un attimo, ha risposto con un sorriso e un rapido cenno del capo a un giornalista che voleva chiedergli qualcosa, dichiarando semplicemente: «Sì, mi fido». Poi, con passo deciso, si è diretto verso l’uscita dell’hotel, in un clima di tensione costante, tra sirene che si rinnovano e il ricordo di un pesante attacco di missili e droni russi che ha devastato Kyiv e altre città ucraine.
Fuori, il corteo blindato si è snodato tra le auto con sirene spiegate, tra curiosità e stupore dei turisti e degli ospiti dell’hotel. È il giorno della Conferenza per la Ricostruzione dell’Ucraina, ma anche il giorno dopo di una notte di fuoco. La scena di Zelensky e dei militari armati di mitra e walkie talkie sfrecciare tra le strade di Roma ha fatto da sfondo a un conflitto che sembra non volersi placare, sotto gli occhi di un’Italia coinvolta ma stanca.
All’interno dell’hotel, i membri delle forze ucraine si scambiano immagini di case distrutte sui loro smartphone, manifestando rabbia e frustrazione. Un soldato, con voce carica di ira, esclamando «Suka!», ha riassunto lo stato d’animo di chi vive ogni giorno tra paura, traumi e un senso di impotenza.
Nel pomeriggio, Zelensky si è recato alla Nuvola dell’Eur, dove ha incontrato la premier Giorgia Meloni e l’inviato speciale Kellogg, nel quadro di un vertice cruciale sulle difese aeree ucraine. Da ormai mesi, l’Italia fornisce sistemi come i Samp-T, ma le munizioni sono scarse: solo cinque pezzi disponibili sui trenta necessari, con scarse possibilità di produzione immediata. Tuttavia, si profila un nuovo pacchetto di aiuti militari, che potrebbe includere radar Leonardo e ulteriori risorse per rafforzare la protezione dei cieli devastati da raid continui.
Nel tardo pomeriggio, Zelensky ha lasciato Roma con il suo staff, tra sirene e traffico, ma il pensiero di quella scena in hotel rimane. Un cameriere, osservando la scena, ha commentato con amarezza: «Ne ha fatti di disastri quello lì. Ma perché non vuole fermare la guerra?» Una domanda sospesa, che riflette la fatica e la frustrazione di un’Italia che si confronta con il dilemma tra solidarietà e una stanchezza crescente di fronte a un conflitto che sembra senza fine.
E nel frattempo, Miriam Leone si è dileguata, tra le immagini di un mondo lontano: tra la celebrità del cinema e le trincee di un’altra guerra, si è incrociato un momento che ha più raccontato di mille parole, un istante improbabile, ma incredibilmente rivelatore di un’età che si affanna tra speranza e resa.


