“Yara mai uscita viva da lì”: Bossetti, nuove rivelazioni del legale

A quindici anni dall’omicidio della giovane Yara Gambirasio, il caso torna al centro dell’attenzione giudiziaria grazie a nuove evidenze che potrebbero mettere in discussione la condanna di Massimo Giuseppe Bossetti, l’ex muratore di Mapello condannato all’ergastolo nel 2018.

Le nuove prove e il possibile errore giudiziario

I legali di Bossetti, rappresentati dall’avvocato Paolo Camporini, stanno aspettando di poter accedere a un materiale probatorio finora mai esaminato. Tra questi, fotografie ad alta risoluzione, tracciati elettroferografici e dati relativi ai campioni di riferimento della vittima, elementi che potrebbero cambiare le carte in tavola. La difesa sottolinea come alcune di queste prove siano state trattate in modo anomalo e non depositate negli atti processuali, motivo per cui la Corte ha riconosciuto la loro “novità assoluta” e ha aperto la strada a una possibile revisione del processo.

Controversie sulla prova genetica

Uno dei punti più discussi riguarda la prova genetica che ha portato all’identificazione di “Ignoto 1”, poi attribuito a Bossetti. Secondo l’avvocato Camporini, il DNA trovato sugli indumenti della vittima sarebbe incompleto, privo della parte mitocondriale, una condizione che, secondo il legale, rende la prova scientificamente inaffidabile. Inoltre, i kit utilizzati per le analisi sarebbero scaduti da oltre un anno e mai regolarizzati, sollevando dubbi sulla validità delle risultanze scientifiche.

Una ricostruzione alternativa: il delitto all’interno del centro sportivo

Un’altra ipotesi avanzata dalla difesa è che Yara non sarebbe mai uscita viva dal centro sportivo di Brembate di Sopra, come sostenuto finora. Secondo Camporini, nessuno tra i testimoni avrebbe visto la ragazza lasciare il complesso quella sera, né si sarebbe segnalato il suo caricamento su un veicolo. La nuova teoria suggerisce che l’omicidio possa essere avvenuto all’interno del centro stesso, e che il corpo sarebbe stato trasportato nel campo di Chignolo d’Isola solo poco prima del ritrovamento.

Perplessità sulla dinamica dell’omicidio

Il genetista britannico Peter Gill, citato nei documenti processuali, ha sollevato dubbi sulla compatibilità delle tracce biologiche con la versione ufficiale. Gill ha evidenziato come sia improbabile che sugli indumenti della vittima ci fosse solo DNA nucleare senza tracce mitocondriali, ipotizzando che le tracce siano state depositate successivamente e non al momento dell’aggressione.

Un sistema giudiziario in crisi?

Il caso Bossetti si configura sempre più come un esempio di possibili errori giudiziari. Camporini, membro dell’Osservatorio sull’errore giudiziario delle Camere Penali italiane, ha dichiarato che si tratta di un “errore giudiziario emblematico”, sottolineando come la prova scientifica sia stata trattata in modo scorretto e come il DNA sia stato mal interpretato.

Il futuro del processo e la speranza di giustizia

Attualmente, la difesa di Bossetti attende di poter analizzare tutto il materiale disponibile con i propri consulenti tecnici. La prossima mossa sarà quella di chiedere ufficialmente la revisione del processo, anche se la mancanza dei campioni di DNA, dichiarati esauriti e poi distrutti, complica le cose. Bossetti, nel carcere di Bergamo, continua a proclamarsi innocente e spera che nuove analisi genetiche possano dimostrare la sua estraneità ai fatti.

Una verità ancora da scoprire

Il caso Gambirasio, che ha sconvolto l’Italia e acceso un dibattito sulla giustizia e le prove scientifiche, potrebbe non essere ancora arrivato alla sua conclusione. La speranza di una verità definitiva rimane viva tra le famiglie coinvolte e tra gli investigatori, mentre il tempo e le nuove evidenze potrebbero riscrivere la storia di questa tragica vicenda.