“Von der Leyen si scusi, Putin non c’entra con la sfiducia”: l’eurodeputato Piperea minaccia querela

Bruxelles – L’aria si fa sempre più tesa tra le istituzioni europee e alcuni esponenti dell’opposizione, con un episodio che rischia di trasformarsi in un caso politico e giudiziario di rilievo. Al centro della polemica, l’eurodeputato romeno del gruppo ECR (Conservatori e Riformisti Europei), Gheorghe Piperea, che ha deciso di non usare mezzi termini nel respingere le accuse di essere stato “ispirato” da Vladimir Putin nella presentazione di una mozione di sfiducia contro la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Una dura risposta e un ultimatum

In una lettera aperta inviata alla stessa von der Leyen, Piperea ha dato un ultimatum di sette giorni affinché la presidente fornisca prove concrete a sostegno delle accuse o, in alternativa, si scusi pubblicamente. Altrimenti, l’eurodeputato minaccia azioni legali presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, coinvolgendo anche i portavoce della Commissione.

Accuse di false informazioni e difesa della legittimità democratica

Nel suo intervento, Piperea ha accusato la von der Leyen di diffondere “informazioni false”, definendo le dichiarazioni dell’esecutivo europeo e del portavoce Thomas Regnier come “basate su studi non indipendenti”. Secondo l’eurodeputato, le analisi che suggeriscono un’ingerenza russa nella mozione di sfiducia sarebbero “influenzate dall’esecutivo europeo e finalizzate a screditare il dissenso politico”. Rivendicando la piena legittimità democratica della sua iniziativa, Piperea ha motivato il suo gesto con lo scandalo Pfizergate, definito “una grave lesione alla verità e alla dignità dei cittadini europei”.

La reazione di Fratelli d’Italia

Sulla vicenda si è espresso anche Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, che ha chiesto prove chiare e concrete: «Chi accusa di essere stato ispirato dai russi deve portare le prove. Noi non abbiamo firmato né votato la mozione, e ci aspettiamo che le affermazioni siano supportate da evidenze. In assenza di ciò, bollare ogni dissenso come propaganda russa senza prove è un atteggiamento illiberale». Fidanza ha concluso sottolineando l’importanza di difendere la libertà di espressione e il diritto al dissenso, anche in un clima politico già molto teso.

Un clima di tensione crescente a Bruxelles

L’episodio si inserisce in un contesto politico già segnato da tensioni, a pochi mesi dalle elezioni europee e con polemiche aperte sulla gestione di dossier sensibili come vaccini e politica energetica. La richiesta di Piperea rappresenta un punto di frizione tra le istituzioni e le opposizioni conservatrici, rischiando di evolversi in un caso politico-giudiziario di portata europea.

Mentre Bruxelles si interroga sulle modalità e le responsabilità di questa vicenda, il dibattito sulla libertà di dissenso e sulla trasparenza delle accuse si infiamma, alimentando le tensioni tra le diverse anime del Parlamento europeo.