Un’altra grana per la Azzolina: ora vogliono vedere le “pagelle”


Il concorso presidi del 2018-19, quello in cui l’attuale ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina era uscito vincitore, continua a riservare colpi di scena.

Lo scorso venerdì il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha stabilito che il ministero deve garantire ai presidi bocciati che hanno fatto ricorso il libero e pieno accesso al “codice sorgente”. Questa sentenza arriva dopo le tre con le quali lo stesso Tar, tra il luglio 2019 e il giugno 2020, ha annullato il concorso e ordinato la piena pubblicità degli elaborati e dei risultati dello scrutinio.

Con la decisione del Tar di due giorni fa i ricorrenti potranno accedere al sistema informatico utilizzato per garantire l’anonimato della prova scritta e verificare se le regole siano state rispettate. Qualcuno, infatti, ha ipotizzato che in alcuni casi i voti delle prove scritte siano stati alterati in modo illecito. Ipotesi, bene sottolinearlo.

I ricorrenti, però, sono convinti che il concorso sia stato viziato da anomalie e accusano la Azzolina di aver negato la minima trasparenza degli atti. Per di più sull’esame in questione gravano da tempo pesanti polemiche che riguardano la stessa Azzolina. L’attuale titolare dell’istruzione, infatti, è uno dei 3.400 presidi usciti vincitori da quel concorso.

Un anno fa il linguista Massimo Arcangeli, che era stato tra gli esaminatori, aveva rivelato che la performance di Azzolina, allora sottosegretario all’Istruzione, non era stata poi così brillante: “Mi chiedo come si possa pensare di affidare la guida della Pubblica istruzione a chi nell’orale non ha risposto a nessuna delle domande d’informatica, al punto da meritarsi uno zero”.

Come riporta La Verità nella valutazione complessiva della prova orale, l’informatica e l’inglese hanno avuto un peso specifico minore rispetto a quelle necessarie a svolgere l’incarico. Lo zero in informatica, che ha destato molto scalpore, era riferito ad una formula Excel.

Ma anche la prova d’inglese, 5 su 12, non era andata molto bene. Nelle materie più caratterizzanti, il futuro ministro aveva ottenuto 70 su 82. Il tempo è passato. Il 10 gennaio 2020 la Azzolina diventa ministro. In tutto questo anno il titolare dell’Istruzione si è opposta contro tutte le sentenze del Tar, anche quelle che imponevano la trasparenza degli atti.

Il ministro ha fatto ricorso al Consiglio di Stato. Il massimo organo della giustizia amministrativa ha affrontato il tema dell’annullamento del concorso dei presidi in un’udienza che si è svolta lo scorso 15 ottobre davanti alla sua sesta sezione.

Da allora la corte non ha ancora emesso sentenza. Domenico Naso, tra i più noti amministrativisti italiani e legale di alcuni dei candidati respinti, che al quotidiano diretto da Belpietro ha affermato che “tanta lentezza stupisce, perché il Consiglio di Stato di solito è estremamente veloce”.

“Si pensava- ha poi aggiunto- che la sentenza sarebbe arrivata al più tardi entro novembre, invece Questo mi fa pensare che i giudici siano orientati a confermare la decisione del Tar e stiano forse cercando di allontanare il più possibile la decisione, per evitare un problema in più al governo, in un momento già politicamente abbastanza complesso”.

I grattacapi per la Azzolina non finiscono qui. Sempre La Verità ha raccontato di aver avuto la conferma che le procure di Roma, Bologna, Napoli, Ravenna, Catania e Santa Maria Capua Vetere, impegnate nelle indagini penali sul concorso per i dirigenti scolastici, hanno iscritto al registro degli indagati alcuni membri delle 38 sottocommissioni d’esame, organizzate su base regionale. I pubblici ministeri Laura Condemi e Desiré Digeronimo hanno ordinato il sequestro dei log informatici degli accessi alle prove scritte del concorso.

Inoltre, in alcuni casi la Guardia di finanza avrebbe rilevato accessi non verbalizzati e avvenuti in orari anomali come, ad esempio, in piena nottata. L’ipotesi d’accusa è che in alcune delle 38 sottocommissioni qualcuno sia entrato illecitamente nel sistema e abbia alterato la graduatoria. Una ipotesi che il Comitato “Trasparenza è partecipazione”, che riunisce alcune centinaia dei candidati presidi bocciati al concorso, denunciano da oltre un anno.

A supporto di tale tesi vi sarebbe anche un altro elemento. Nel dicembre 2019, l’allora ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti aveva fornito al comitato 430 elaborati d’esame dei primi tra gli 8.736 partecipanti al concorso. Tali documenti, consegnati in forma anonima, riportavano la valutazione delle sottocommissioni.

A La Verità Giancarlo Pellegrino, membro del comitato, ha spiegato che qualcosa idi strano era stato trovato.”Sono state valutate positivamente risposte incomplete o addirittura mai date”, ha raccontato Pellegrino.

“Una domanda del test scritto- ha aggiunto- per esempio, prevedeva 5 punti nel caso in cui il candidato avesse citato correttamente le norme di riferimento: in molti elaborati la risposta non c’è, ma quei punti vengono assegnati ugualmente”. Ora tutti i ricorrenti attendono il Consiglio di Stato. Solo allora si capirà di più nella vicenda del concorso dei presidi. Ma la battaglia si prevede ancora lunga.