Ucraina, droni affondano flotta ombra di Putin: 20 petroliere in fiamme. Mosca fugge dallo stretto di Kerch

Il conflitto tra Russia e Ucraina continua a evolversi, spostando sempre più il baricentro delle operazioni militari dagli scontri sul terreno agli attacchi contro infrastrutture strategiche e reti logistiche. Negli ultimi mesi Kiev ha intensificato l’impiego di droni a lungo raggio con l’obiettivo di colpire impianti energetici, depositi di carburante e collegamenti essenziali per il sostegno dello sforzo bellico russo.
L’ultima operazione, rivendicata dalle autorità ucraine, avrebbe preso di mira numerose imbarcazioni impiegate nel trasporto di petrolio e merci nel Mar d’Azov, segnando un nuovo capitolo della strategia volta a indebolire le capacità economiche e logistiche di Mosca.
Raid contro la logistica navale russa
Secondo quanto comunicato dallo Stato maggiore ucraino, nella notte dell’11 luglio un vasto attacco con droni avrebbe colpito 21 petroliere, quattro rimorchiatori, due navi cargo e una draga utilizzata per la manutenzione dei fondali portuali.
Le autorità di Kiev sostengono che gli obiettivi facessero parte della cosiddetta “flotta ombra”, la rete di imbarcazioni impiegata dalla Russia per esportare petrolio attraverso circuiti commerciali alternativi alle sanzioni occidentali.
L’entità effettiva dei danni e il numero delle navi realmente messe fuori uso non risultano al momento verificabili in maniera indipendente. Tuttavia, l’operazione conferma la crescente attenzione dell’Ucraina verso bersagli considerati strategici per il sostegno economico e logistico della Federazione Russa.
Una strategia che punta a colpire le risorse del Cremlino
Gli attacchi contro infrastrutture energetiche e reti di trasporto rappresentano ormai uno degli elementi centrali della strategia militare ucraina. L’obiettivo dichiarato è aumentare il costo della guerra per Mosca, costringendo il Cremlino a destinare maggiori risorse alla difesa del proprio territorio e delle proprie infrastrutture.
Negli ultimi mesi sono aumentati i raid contro depositi di carburante, raffinerie e installazioni logistiche, mentre i droni a lungo raggio hanno dimostrato di poter raggiungere anche aree molto lontane dalla linea del fronte.
Sospeso il traffico nello Stretto di Kerch
In seguito all’escalation degli attacchi, le autorità russe hanno disposto la sospensione temporanea del traffico navale attraverso lo Stretto di Kerch, il passaggio che collega il Mar d’Azov al Mar Nero.
Lo stop interessa anche il canale Don-Azov e potrebbe rallentare il trasporto di merci, compresi i carichi agricoli diretti verso i mercati internazionali, oltre a incidere sui collegamenti logistici con la Crimea.
La decisione viene interpretata come una misura precauzionale per ridurre il rischio di nuovi attacchi contro le infrastrutture marittime considerate strategiche.
Il valore strategico dello Stretto di Kerch
Lo Stretto di Kerch rappresenta uno dei principali nodi logistici della guerra. Attraverso questo corridoio transitano rifornimenti militari e commerciali destinati alla Crimea e alle aree controllate dalle forze russe nel sud dell’Ucraina.
Negli ultimi anni il ponte di Kerch e le acque circostanti sono stati più volte bersaglio di attacchi attribuiti a Kiev, che ha impiegato droni aerei e navali per colpire obiettivi militari e logistici.
La crescente pressione esercitata dall’Ucraina ha costretto la Marina russa a rivedere parte del proprio dispositivo nel Mar Nero, rafforzando la protezione delle rotte marittime e ridistribuendo alcune unità verso basi ritenute meno esposte agli attacchi.
Con il conflitto ormai entrato in una fase sempre più caratterizzata da operazioni a lunga distanza, infrastrutture energetiche, porti e collegamenti logistici continuano a rappresentare obiettivi di primaria importanza per entrambe le parti, mentre resta difficile verificare in tempo reale molte delle informazioni diffuse dai contendenti.