“Tutto questo…”. Stasi lascia il carcere, la reazione della famiglia Poggi

MILANO – L’eventuale concessione dell’affidamento in prova ai servizi sociali ad Alberto Stasi non rappresenta una liberazione né modifica in alcun modo l’accertamento giudiziario già definito dalle sentenze. È la posizione espressa dagli avvocati della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, intervenuti dopo l’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza di Milano chiamato a valutare la richiesta avanzata dalla difesa del 42enne.
I legali hanno voluto precisare che l’accesso a una misura alternativa alla detenzione rientra tra i diritti riconosciuti dall’ordinamento a tutti i condannati che ne possiedono i requisiti, ma non incide sulla validità della condanna definitiva.
«Stasi ha diritto, come ogni condannato, alla possibilità di beneficiare della misura alternativa dell’affidamento ai servizi sociali», sottolineano gli avvocati, ricordando però che il percorso esecutivo della pena è cosa distinta dal giudizio sulla responsabilità penale.
Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco. Secondo i legali della famiglia della vittima, l’eventuale concessione della misura alternativa non cambierebbe in alcun modo questo dato giuridico.
«Questo non lo rende ancora un uomo libero e la condanna resta, sia formalmente che sostanzialmente», evidenziano Tizzoni e Compagna, ribadendo che le sentenze definitive hanno già accertato la responsabilità penale e che il procedimento attualmente in esame riguarda esclusivamente le modalità di esecuzione della pena.
La presa di posizione arriva mentre i giudici del Tribunale di Sorveglianza si sono riservati la decisione sulla richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali. Il provvedimento è atteso nei prossimi giorni e dovrà stabilire se il detenuto potrà proseguire l’espiazione della pena al di fuori del carcere, seguendo un percorso controllato di reinserimento sociale.
Secondo i legali della famiglia Poggi, il fatto che il residuo di pena sia ormai inferiore ai quattro anni consente l’accesso alle misure alternative previste dalla normativa vigente, ma non mette in discussione il contenuto delle sentenze passate in giudicato.
«A noi interessa che le sentenze abbiano accertato la verità sull’omicidio di Chiara», affermano ancora gli avvocati, evidenziando come il tema della responsabilità sia stato definitivamente affrontato nelle sedi processuali competenti.
Per quanto riguarda invece il percorso rieducativo del detenuto, la valutazione spetta esclusivamente al Tribunale di Sorveglianza, chiamato a verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge e la compatibilità della misura con il percorso di reinserimento.
Nel frattempo, sul procedimento pesa anche il parere favorevole espresso dalla Procura Generale di Milano, elemento che potrebbe avere un ruolo nella decisione finale dei giudici.
L’attesa è ora concentrata sul provvedimento del Tribunale, che dovrà pronunciarsi sulla richiesta della difesa. Qualunque sarà l’esito, la decisione riguarderà esclusivamente la fase esecutiva della pena e non avrà effetti sulla condanna definitiva pronunciata nei confronti di Alberto Stasi per il delitto di Garlasco.