Tutte le carte segrete che inchiodano le Ong


L’Olanda ha indicato alla Sea Watch 3 di riparare, visto il maltempo, verso le coste della Tunisia, ma la Ong non ha ascoltato gli ordini e ha diretto la sua nave verso l’Italia, mettendo così a rischio la vita dei migranti.

È la dura realtà, il vaso di Pandora che viene scoperchiato una volta per tutte e che dimostra come dietro al comportamento delle Organizzazioni non governative vi sia dolo.

Secondo fonti del governo italiano, ciò che è successo è la prova della malafede delle Ong.

La Sea Watch 3 è attualmente ancorata a poco più di un miglio dalle coste di Siracusa, «scortata» da imbarcazioni della Guardia di Finanza e della Guardia costiera. Il Viminale ha chiarito che i porti italiani restano chiusi. Ha fornito cibo e medicinali, ma quelle persone non possono sbarcare sul nostro territorio nazionale.

La storia è iniziata, però, lo scorso 19 gennaio, quando l’imbarcazione ha soccorso 47 migranti in area Sar libica. Il gommone era stato avvistato il giorno precedente dal «Moonbird», un velivolo della Ong partito da Malta e in ricognizione. Il personale di bordo pare non aver avvertito le autorità libiche, nonostante si trattasse della loro area di competenza, ma sembra abbia, di sua spontanea volontà, deciso di recuperare i naufraghi. Subito dopo ha inviato richiesta di Pos (Place of security), ovvero di un porto di sbarco, a Malta, all’Italia, alla Libia e all’Olanda specificando, però, che si necessitava di un approdo esclusivamente in Europa.

Di fronte a richieste negative, il comandante della Sea Watch 3 si è diretto verso Lampedusa, solcando il confine delle acque italiane. Ha quindi chiesto nuovamente un porto d’attracco, ma dall’Imrcc di Roma hanno risposto che essendo avvenuto il soccorso in acque libiche, non c’erano le condizioni per dare assenso alla richiesta, come previsto dalla legge. Ed è qui che inizia la storia vera. Perché a causa del peggioramento delle condizioni meteo, nei giorni successivi, la nave non ha fatto come tutte le altre imbarcazioni in quel momento presenti nel Mediterraneo, ovvero non si è diretta verso le coste tunisine, distanti 74 miglia, ma ha preferito virare verso quelle siciliane, lontane 100 miglia, esponendo equipaggio e migranti a rischi enormi.

Le autorità olandesi hanno riferito a membri della Commissione europea di essere stati contattati dalla nave e di aver consigliato di far rotta verso la Tunisia per chiedere riparo alle autorità di quella nazione. Il centro di coordinamento olandese avrebbe negato il fatto a Imrcc, ma qualora la notizia fosse confermata si sarebbe di fronte alla prova che la Ong ha operato in modo illecito favorendo l’immigrazione clandestina. E ora il Viminale valuta denunce. In queste ore il personale di bordo di Sea Watch ha parlato di persone in stato di «ipotermia».

Ci sono anche bambini a bordo, per questo la procura di Catania ha aperto ieri un’inchiesta proprio per verificare se le condizioni di quei minori non siano state causate da incoscienza del personale di bordo. Non è, peraltro, la prima volta che Sea Watch attua comportamenti dello stesso tipo. Lo scorso 22 dicembre ha soccorso 33 migranti senza avvertire le autorità libiche competenti e portandoli a Malta. Fatto su cui le procure olandese e de La Valletta non hanno aperto fascicoli, ma che sarebbe sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati siciliani. Tra i punti che non tornano anche il fatto che la maggior parte delle chiamate di soccorso che arrivano a Imrcc partono da un alarm phone intestato alla Ong.

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