Sul Covid Conte ha mille colpe, Draghi una in più. Ma è protetto dal Palazzo

Un documento del Ministero della Salute del 18 giugno 2021 è tornato al centro del dibattito politico e mediatico dopo essere stato rilanciato dal quotidiano La Verità, che lo ha interpretato come la prova delle incertezze esistenti sugli effetti avversi dei vaccini anti-Covid durante le prime fasi della campagna vaccinale.
Il titolo scelto dal quotidiano – “La campagna vaccinale partì senza sapere gli effetti avversi” – ha alimentato il confronto, riportando l’attenzione sia sul contenuto dell’atto sia sulle responsabilità politiche della gestione della pandemia.

Il documento del Ministero
L’atto, firmato il 18 giugno 2021 dall’allora direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute, Giovanni Rezza, riporta un elenco degli effetti avversi elaborato dal Comitato tecnico-scientifico (Cts).
Nel documento vengono descritte soprattutto le reazioni più comuni osservate fino a quel momento, come stanchezza, mal di testa, nausea e vomito. Tra gli effetti meno frequenti figurano l’ingrossamento dei linfonodi, reazioni allergiche cutanee e prurito, mentre tra gli eventi rari vengono citati la paresi temporanea del volto e l’orticaria.
Una sezione è dedicata anche alle reazioni allergiche più gravi, comprese quelle potenzialmente in grado di interessare il cuore, precisando tuttavia che, all’epoca, non era possibile stabilirne con precisione la frequenza per la limitata disponibilità di dati.
Per quanto riguarda il vaccino Moderna, il documento evidenziava che la durata della protezione non era ancora nota e che gli studi clinici necessari per definirla erano ancora in corso. Sul vaccino Janssen veniva invece richiamata una rara associazione tra trombosi e bassi livelli di piastrine, osservata soprattutto entro tre settimane dalla somministrazione, in particolare nelle donne sotto i 60 anni, con alcuni casi dall’esito fatale.
L’evoluzione delle conoscenze scientifiche
A distanza di anni, il quadro scientifico è cambiato grazie all’accumulo di nuovi dati.
Nel dibattito è intervenuta anche la senatrice di Fratelli d’Italia Antonella Zedda, componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia, ricordando come la letteratura scientifica abbia successivamente confermato una correlazione, seppur rara, tra i vaccini a mRNA e casi di miocardite, in particolare dopo la somministrazione del vaccino Moderna in specifiche fasce di popolazione.
Si tratta di informazioni che, nel giugno 2021, non erano ancora consolidate e che quindi non potevano essere riportate nel documento ministeriale.
Il contesto politico
Oltre agli aspetti scientifici, la pubblicazione del documento ha riaperto il confronto politico sulla gestione dell’emergenza sanitaria.
L’articolo de La Verità inserisce infatti il documento nel dibattito legato ai lavori della Commissione parlamentare sulla pandemia, richiamando anche la figura dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte e le polemiche sulla sua partecipazione alle audizioni.
La ricostruzione, tuttavia, si confronta con un elemento cronologico rilevante. Il documento è datato 18 giugno 2021, quando Giuseppe Conte aveva già concluso il proprio mandato da circa quattro mesi.
In quel periodo era in carica il governo guidato da Mario Draghi, sostenuto da un’ampia maggioranza parlamentare composta da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Lega, Forza Italia e Italia Viva, mentre Fratelli d’Italia rappresentava l’unica forza politica all’opposizione. Roberto Speranza ricopriva ancora l’incarico di ministro della Salute, ma all’interno del nuovo esecutivo.
Le responsabilità della gestione pandemica
La collocazione temporale del documento introduce un tema più ampio nel dibattito politico. Le principali misure adottate nella fase successiva della pandemia – tra cui l’estensione dell’obbligo vaccinale per alcune categorie, il Green Pass, il Super Green Pass e la sospensione dal lavoro dei lavoratori non vaccinati interessati dalle norme vigenti – furono approvate durante il governo Draghi con il sostegno della maggioranza parlamentare dell’epoca.
Per questo motivo, il documento ministeriale viene interpretato in modo diverso a seconda della prospettiva politica: da un lato come elemento critico nei confronti della gestione iniziale della campagna vaccinale, dall’altro come un atto amministrativo che si colloca in una fase in cui le decisioni erano condivise da una larga parte delle forze politiche allora al governo.
La vicenda continua così ad alimentare il confronto sulla gestione dell’emergenza Covid-19, tra analisi scientifiche, ricostruzioni storiche e letture politiche che ancora oggi dividono il dibattito pubblico.