La Procura di Roma ha disposto accertamenti tecnici sui corpi dei cinque sub italiani coinvolti nell’incidente alle Maldive durante l’immersione effettuata il 14 maggio nella zona di Thinwana Kandu, nell’atollo di Vaavu. Il primo esame riguarda Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo originario del Veneto, la cui salma è già rientrata in Italia.
Nel frattempo gli investigatori stanno analizzando il materiale recuperato all’interno della grotta sommersa. Tra gli oggetti sequestrati figurano videocamere subacquee, computer per immersioni, bombole ed erogatori utilizzati durante l’escursione. Secondo gli esperti, proprio i dati registrati dai dispositivi potrebbero aiutare a ricostruire gli ultimi movimenti del gruppo.
Una delle ipotesi al vaglio riguarda la presenza di correnti marine particolarmente intense all’interno della cavità sottomarina. Alcuni specialisti hanno spiegato che in ambienti simili possono verificarsi improvvisi cambiamenti nei flussi d’acqua, soprattutto nei passaggi più stretti, rendendo molto complicato il rientro verso l’esterno anche per sub esperti.
Le autorità stanno inoltre verificando tutti i dettagli relativi ai permessi necessari per effettuare immersioni profonde nella zona. Secondo quanto emerso, il gruppo stava svolgendo attività di ricerca marina autorizzata, ma restano ancora da chiarire alcuni aspetti relativi alla profondità raggiunta e al tipo di esplorazione effettuata all’interno della grotta.
La vicenda continua a suscitare grande emozione sia in Italia sia alle Maldive. Le famiglie delle persone coinvolte chiedono ora rispetto e riservatezza mentre proseguono le indagini per comprendere con precisione quanto accaduto durante l’immersione. Intanto investigatori ed esperti continuano a lavorare per raccogliere ogni elemento utile a ricostruire l’intera dinamica dei fatti.


