Strage in Svizzera, lo straziante messaggio del padre di Chiara Costanzo
La notte del 1° gennaio 2026, intorno alle 01:30 locali, un incendio fortissimo è divampato all’interno del bar e nightclub Le Constellation, nel celebre comprensorio sciistico di Crans-Montana, mentre centinaia di giovani festeggiavano il Capodanno.
Il bilancio è gravissimo: almeno 40 persone sono decedute e 119 sono rimaste ferite, molte in condizioni gravissime a causa di ustioni profonde e inalazione di fumo. I ragazzi provengono da diverse nazionalità, con un gran numero di giovani adulti e turisti tra i presenti.
Secondo le indagini preliminari delle autorità svizzere, la causa più probabile dell’incendio è l’innesco di piccole candele o “sparklers” poste sulle bottiglie di champagne utilizzate durante la celebrazione. Tali scintille, tenute troppo vicino al soffitto, avrebbero acceso il materiale fonoassorbente o altre superfici infiammabili, provocando un rapido sviluppo del fuoco.

Il locale era molto affollato e disponeva di uscite strette e insufficienti per la massa di persone presenti. Testimoni riferiscono scene di panico, con gruppi che cercavano di uscire attraverso scale anguste, rompendo finestre nel tentativo disperato di salvarsi. Le autorità stanno ancora lavorando per identificare ufficialmente tutti i deceduti, impresa resa difficile dall’estremo danneggiamento dei corpi.
Tanti gli italiani dispersi e non ancora identificati, mentre le famiglie attendono con ansia notizie rassicuranti. Tra le vittime più giovani spicca l’italiana Chiara Costanzo, riconosciuta attraverso l’esame del Dna. A rompere il silenzio in queste ore è stato il padre della giovane. Le sue parole sono un colpo al cuore: “Mia figlia…”.

L’incendio che ha distrutto il locale Le Constellation a Crans-Montana ha lasciato dietro di sé una scia di dolore che attraversa confini e famiglie. In tanti sperano ancora in un miracolo, quello di ritrovare i propri cari tra i ragazzi feriti non ancora identificati. Altri, invece, piangono affranti la triste fine dei propri figli.
Tra i genitori in attesa di risposte c’era anche Andrea Costanzo, padre di Chiara, costretto ad affrontare l’atto più innaturale che esista: riconoscere la propria figlia attraverso il Dna. Andrea e la moglie sono partiti in viaggio verso Sion, dove opera la task force incaricata di identificare i giovani coinvolti del rogo. La speranza, coltivata fino all’ultimo istante, si è infranta con una telefonata. “Prima abbiamo creduto in un miracolo, poi ci hanno chiamati per l’identificazione. A quel punto tutto è finito”, racconta l’uomo.
Per ore, la famiglia aveva sperato che Chiara fosse ricoverata senza documenti, impossibilitata a comunicare. Uno spiraglio a cui aggrapparsi per non sprofondare. Poi la realtà ha imposto il suo peso, lasciando spazio solo allo smarrimento. “Non si è mai pronti a perdere una figlia”, confida Andrea, consapevole che nulla potrà restituire ciò che è stato tolto.

Chiara era una ragazza brillante, capace di lasciare il segno ovunque andasse. Studentessa del liceo scientifico Moreschi di Milano, univa ottimi risultati scolastici a una passione autentica per lo studio. Sportiva, ginnasta e sciatrice, parlava più lingue con naturalezza. Non viveva di eccessi, ma di curiosità, impegno e ironia. La scelta di quella discoteca fu casuale: gli altri locali erano pieni.
Chiara era con amici che la stimavano per la sua intelligenza e per un’umiltà rara, fatta di autoironia e rispetto. Andrea è certo che non abbia percepito alcun pericolo: era una ragazza responsabile, consapevole, lontana da comportamenti imprudenti. Il desiderio del padre è uno solo: che Chiara venga ricordata come una giovane donna capace di ascoltare, di donare luce agli altri e di vivere con grazia. Un ricordo che, nonostante tutto, nessun incendio potrà cancellare.