Strage Crans-Montana, Jacques Moretti esce dal carcere: l’amico ha pagato la cauzione
La cronaca giudiziaria legata alla tragedia di Crans-Montana segna oggi un passaggio fondamentale con la decisione delle autorità svizzere di concedere la libertà a Jacques Moretti. Il titolare del bar Le Constellation, locale simbolo della mondanità montana trasformato in un inferno di fiamme durante i festeggiamenti dell’ultimo Capodanno, ha lasciato la struttura detentiva in cui si trovava. La vicenda, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica internazionale per la gravità del bilancio finale che conta quaranta vittime, entra ora in una fase processuale differente. La magistratura del Vallese ha infatti valutato che le esigenze cautelari possano essere soddisfatte anche senza la permanenza dell’indagato dietro le sbarre, a patto che vengano rispettate rigide prescrizioni volte a garantire la sua presenza durante le prossime tappe dell’inchiesta.
Una cauzione da duecento mila franchi
Il tribunale del Vallese ha formalizzato il provvedimento di scarcerazione dopo che la procura ha ricevuto la conferma del versamento di una cauzione di 200 mila franchi. Questa somma, definita dai giudici come adeguata e sufficientemente dissuasiva per scongiurare eventuali tentativi di sottrarsi alla giustizia, non è stata versata direttamente dall’imputato. Secondo quanto emerso dalle comunicazioni ufficiali, i fondi sono stati messi a disposizione da un caro amico dell’imprenditore. Gli inquirenti hanno condotto accertamenti approfonditi sull’origine di questo denaro e sulla natura del legame tra Moretti e il suo finanziatore, arrivando alla conclusione che non vi fossero irregolarità tali da impedire l’accoglimento della richiesta di libertà provvisoria. La cifra riflette la gravità dei capi d’accusa e la necessità di mantenere un vincolo economico forte tra l’indagato e lo Stato.
Nonostante il pagamento della cauzione, la libertà di Jacques Moretti non sarà assoluta ma strettamente monitorata attraverso una serie di misure alternative alla custodia cautelare. Il tribunale ha imposto il divieto di espatrio, una decisione inevitabile data la risonanza del caso e la posizione di un uomo che ha visto la propria attività commerciale andare distrutta in circostanze drammatiche. Moretti ha dovuto consegnare tutti i suoi documenti d’identità e i permessi di soggiorno alla Procura della Repubblica, rimanendo di fatto confinato entro confini geografici ben precisi. Oltre a queste restrizioni, l’imprenditore avrà l’obbligo di presentarsi quotidianamente presso una stazione di polizia per apporre la propria firma, garantendo così alle autorità un controllo costante e ravvicinato sui suoi spostamenti e sulla sua effettiva reperibilità.
La strategia difensiva e le prossime tappe
La difesa di Jacques Moretti punta ora a dimostrare la non intenzionalità del disastro e la mancanza di responsabilità dirette nella dinamica dell’incendio. L’uscita dal carcere permette ai legali dell’imprenditore di lavorare con maggiore serenità alla preparazione dei faldoni processuali. Resta però il nodo delle testimonianze dei dipendenti e dei superstiti, che descrivono scene di panico e una possibile sottovalutazione dei rischi in una notte di eccessiva affluenza. La procura continua a raccogliere elementi per verificare se vi siano state violazioni delle norme antincendio o negligenze macroscopiche nella gestione del locale. La comunità locale resta divisa tra chi chiede una giustizia esemplare e chi attende che la verità emerga nelle aule di tribunale, mentre il ricordo di quella tragica notte di festa trasformata in lutto collettivo rimane una ferita aperta nel cuore del Vallese.
Il contesto di una tragedia ancora aperta
Mentre Moretti riacquista la libertà in attesa del processo, l’eco del disastro di Capodanno continua a pesare sulla comunità di Crans-Montana e sui familiari delle quaranta persone che hanno perso la vita. Le indagini tecniche sulle cause dell’incendio al bar Le Constellation procedono parallelamente alle audizioni dei testimoni e dei dipendenti. Nei giorni scorsi sono emerse testimonianze pesanti da parte dello staff del locale, che sembrano contrastare con la linea difensiva di Moretti, il quale si è dichiarato a sua volta vittima degli eventi. La pressione mediatica e giudiziaria rimane altissima, specialmente dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori che hanno sollevato dubbi sulla gestione della sicurezza interna e sul posizionamento di candele e decorazioni infiammabili che avrebbero potuto innescare il rogo devastante in pochi minuti.