“Sta male”. Famiglia nel bosco, il padre Nathan non torna a casa

Tra le valli silenziose e le creste appenniniche in Abruzzo, il bosco non è mai stato solo uno sfondo. Qui, in un angolo del vasto territorio di Palmoli, la natura era il rifugio, il codice di condotta e la casa.

Per anni, una famiglia ha scelto di disancorarsi dal clamore del mondo, abbracciando una filosofia di vita primitiva, fuori dai canoni e dalla routine urbana. Una decisione radicale, basata sull’autosufficienza e su ritmi che sembravano essersi persi nel tempo. Ma questo fragile velo di normalità, intessuto di silenzio e di una quiete quasi ostinata, è stato squarciato da un intervento improvviso.

L’idillio, forse mai perfetto, si è scontrato con le rigide leggi della civiltà.Oggi, l’unica figura assente in quell’area remota della provincia di Chieti è proprio il capofamiglia, chiamato Nathan. L’uomo, che aveva scommesso la sua intera esistenza su questa scelta radicale, non è ancora tornato nel luogo che chiama casa.

I vicini, testimoni di quella quotidianità alternativa, ricordano perfettamente la scena che vedevano ogni giorno. Quei bambini affermano i vicini erano davvero molto felici e solo loro sanno adesso quello che stanno vivendo.

I bambini, nonostante la vita rustica e le sfide del bosco, giocavano sempre con un sorriso stampato sulle labbra. Quel sorriso, però, da qualche giorno non è più presente a illuminare le radure. E ora, nella piccola comunità abruzzese, al posto dell’allegria è subentrata una tristezza che pesa quanto il provvedimento emesso dal Giudice. E c’è qualcuno che purtroppo adesso sta molto male.

La causa di tanta mestizia, in effetti, non è riconducibile a un evento naturale, ma a un provvedimento di natura giudiziaria. Dopo un’attenta valutazione delle condizioni in cui viveva la famiglia, il giudice ha stabilito l’allontanamento dei bambini.

La decisione è stata presa in seguito alla scelta dei genitori di vivere nel bosco, mantenendo i figli in uno stato primitivo.La notizia di questa separazione ha scosso profondamente non solo il piccolo borgo di Palmoli, in provincia di Chieti, ma ha rapidamente fatto eco in tutto il Paese.

Molti non riescono a capacitarsi della logica di questo intervento.”Mi viene da piangere” –  ha raccontato un vicino, esprimendo con forza il dubbio su quanto i giudici possano davvero comprendere i dettagli e l’amore nascosti dietro una vita così diversa.

“Prima qui c’era allegria, ora solo tristezza”. Intanto, il clamore della vicenda si è riversato nel dibattito pubblico, innescando una vasta mobilitazione in difesa di Nathan e della sua compagna. A sostegno del loro diritto a una scelta di vita anticonvenzionale e per chiedere il ritorno dei figli, una petizione online ha raccolto rapidamente una quantità impressionante di adesioni, superando le 13.000 firme.

La discussione legale e sociale si sposta ora sul confine sottile tra libertà genitoriale e le rigide norme per la tutela dei minori. Proprio il padre Nathan sta molto male e ha dichiarato che la situazione rischia di avere gravissime conseguenze psicologiche sulla sua famiglia, l’uomo si augura che i bimbi possano tornare presto a casa altrimenti la madre sarebbe pronta mandare i bambini nuovamente in Australia. L’uomo, che aveva scommesso la sua intera esistenza su questa scelta radicale, non è ancora tornato nel luogo che chiama casa. Si è allontanato dopo un incontro con la comunità dei neo-rurali, consumato da una rabbia che, raccontano, lo sta facendo “star male”.