Soldi all’ex collega e il “meccanismo” Covid, Conte nei guai

La gestione delle forniture e delle consulenze durante l’emergenza Covid torna al centro del confronto politico e istituzionale. Le ultime audizioni della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pandemia stanno infatti facendo emergere nuovi elementi relativi ai rapporti tra imprese, professionisti e struttura commissariale nel periodo più critico dell’emergenza sanitaria.

Tra i casi oggetto di approfondimento figura quello della società Adaltis Srl, chiamata a chiarire alcuni rapporti economici intercorsi con professionisti legati allo studio legale Alpa. Le testimonianze raccolte dalla Commissione stanno contribuendo a delineare un quadro complesso, nel quale si intrecciano consulenze, forniture pubbliche e presunti meccanismi di intermediazione.

L’audizione di Adaltis davanti alla Commissione

Nel corso dell’ultima seduta della Commissione Covid è stato ascoltato il management di Adaltis Srl, società coinvolta nelle forniture durante il periodo dell’emergenza.

A rispondere alle domande dei parlamentari è stato il general manager Marco Spadaccioli, che ha confermato il versamento complessivo di 454 mila euro agli avvocati Luca Di Donna e Giuseppe De Luca, professionisti riconducibili allo studio Alpa.

Le domande dei commissari si sono concentrate soprattutto sulla natura delle prestazioni svolte e sulla congruità dei compensi corrisposti.

Secondo quanto riferito durante l’audizione, una parte delle attività avrebbe riguardato verifiche documentali, consulenze contrattuali e la predisposizione di comunicazioni formali inerenti ai rapporti con le strutture pubbliche coinvolte nelle procedure emergenziali.

I dubbi sulle consulenze e le commesse pubbliche

Uno dei punti più discussi riguarda il possibile ruolo delle consulenze professionali nell’accesso alle forniture pubbliche legate alla pandemia.

Secondo quanto emerso nel corso dei lavori parlamentari, alcuni imprenditori avrebbero ricevuto proposte di assistenza e intermediazione finalizzate a favorire l’inserimento nelle procedure di approvvigionamento sanitario.

Le richieste economiche sarebbero state parametrate al valore delle commesse ottenute, alimentando interrogativi sulla reale natura di tali rapporti professionali.

Oltre ad Adaltis, nelle audizioni sono stati citati anche altri soggetti imprenditoriali, tra cui JC Electronics, R Safety e Jarvit Srl. Tuttavia, secondo le ricostruzioni emerse finora, soltanto Adaltis avrebbe effettivamente corrisposto i compensi richiesti e ottenuto successivamente più forniture, mentre le altre aziende non avrebbero dato seguito ai pagamenti e sarebbero rimaste escluse dalle assegnazioni.

Le intercettazioni e il presunto sistema di intermediazione

Ulteriori elementi sono stati richiamati attraverso intercettazioni e documentazione investigativa esaminata durante le audizioni.

In una delle conversazioni citate, un broker collegato ad Adaltis avrebbe fatto riferimento a un presunto “meccanismo” che regolava parte delle procedure di assegnazione delle forniture nel periodo emergenziale.

Secondo le ricostruzioni riportate in Commissione, tale sistema avrebbe subito un rallentamento con il passaggio dalla gestione commissariale guidata da Domenico Arcuri a quella successivamente affidata al generale Francesco Paolo Figliuolo.

Si tratta di elementi che la Commissione sta valutando nel tentativo di comprendere se vi siano stati canali privilegiati o forme di intermediazione impropria durante la fase più delicata della gestione pandemica.

Lo scontro politico

Le risultanze emerse nelle ultime settimane hanno provocato un acceso confronto tra maggioranza e opposizione.

Le forze di opposizione hanno contestato il metodo di lavoro della Commissione, arrivando a chiedere le dimissioni del presidente e mettendo in discussione la conduzione di alcune attività istruttorie.

Tra i punti maggiormente contestati figurano le modalità di acquisizione delle testimonianze e la gestione di alcuni filoni d’indagine, compreso quello relativo alle mascherine non conformi, già al centro di polemiche nelle precedenti fasi dei lavori parlamentari.

La maggioranza, al contrario, difende l’operato della Commissione, sostenendo che sia necessario verificare ogni aspetto della gestione delle risorse pubbliche durante l’emergenza sanitaria.

La posizione di Giuseppe Conte

Nel dibattito è intervenuto anche Giuseppe Conte, il cui nome è stato richiamato indirettamente in relazione ai professionisti coinvolti nelle consulenze.

L’ex presidente del Consiglio e attuale leader del Movimento 5 Stelle ha respinto ogni ipotesi di coinvolgimento diretto nelle vicende oggetto delle audizioni.

Secondo Conte, le testimonianze raccolte finora avrebbero escluso qualsiasi suo ruolo nella gestione delle commesse o nei rapporti tra imprese e consulenti. Il leader pentastellato ha definito le accuse una strumentalizzazione politica, ribadendo la propria totale estraneità ai fatti.

Le indagini parlamentari proseguono

La Commissione Covid continuerà nelle prossime settimane il proprio lavoro con nuove audizioni e ulteriori acquisizioni documentali.

L’obiettivo dichiarato è ricostruire con precisione le modalità attraverso cui furono assegnate forniture e incarichi durante la pandemia, verificando eventuali criticità, conflitti di interesse o anomalie nelle procedure.

Mentre il confronto politico resta acceso, il caso Adaltis e quello delle consulenze legate alle commesse Covid continuano a rappresentare uno dei filoni più delicati e discussi dell’inchiesta parlamentare sulla gestione dell’emergenza sanitaria.