“Si erano appostati proprio lì!”. Attentato a Ranucci, tutti i punti oscuri

Nella notte scorsa, un ordigno artigianale contenente oltre un chilo di polvere pirica è esploso nei pressi dell’abitazione del noto giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. L’attentato ha provocato la distruzione della sua Opel Adam e della Ford Ka della figlia Michela, suscitando grande preoccupazione e allarme tra le forze dell’ordine e la comunità.

L’episodio si è verificato pochi giorni prima della ripresa della trasmissione, prevista per il 26 ottobre su Rai3, e ha immediatamente attivato un’indagine coordinata dall’Autorità antimafia. Le prime ricostruzioni indicano che l’ordigno, collocato tra il cancello e l’auto del conduttore, sembrerebbe essere stato lasciato con la miccia già accesa, senza l’uso di un timer, e che chi lo ha piazzato sarebbe fuggito a piedi. Dai rilievi degli artificieri emerge la possibilità che l’attentatore abbia osservato le abitudini della famiglia per scegliere il momento più opportuno, approfittando del fatto che la scorta di Ranucci non era presente in modo continuativo.

Ranucci, sotto scorta dal 2014 a causa di precedenti minacce mafiose, aveva recentemente segnalato altre intimidazioni, tra cui il ritrovamento di due proiettili P38 vicino alla sua abitazione e appostamenti sospetti. La sua famiglia, dopo l’esplosione, ha lasciato la villetta accompagnata dai carabinieri, mentre le indagini proseguono senza rilasciare dichiarazioni ufficiali.

Le forze dell’ordine stanno analizzando i reperti raccolti dagli artificieri per determinare la composizione e le modalità di attivazione dell’ordigno. Le telecamere di videosorveglianza, posizionate a circa cinquanta metri dall’abitazione, saranno fondamentali per ricostruire gli spostamenti dell’autore e verificare eventuali appostamenti preliminari. L’ipotesi più accreditata è che il responsabile abbia studiato le abitudini della famiglia per agire nel momento di minore vigilanza.

Il fatto assume connotati ancora più inquietanti considerando che Ranucci e la figlia erano rientrati in casa poco prima dell’esplosione: il conduttore era arrivato circa mezz’ora prima, mentre Michela aveva parcheggiato venti minuti prima dell’esplosione. Se l’ordigno fosse esploso anche pochi minuti prima, le conseguenze sarebbero potute essere drammatiche.

Il giornalista ha sporto denuncia presso la caserma dei Carabinieri di via Trionfale e ha espresso fiducia nelle indagini, auspicando che si possa fare chiarezza al più presto sui responsabili e sui motivi dell’attentato. La vicenda riaccende il dibattito sulla sicurezza dei giornalisti che indagano su ambienti criminali e mafiosi, temi già affrontati da Ranucci in passato, che aveva più volte segnalato un clima di crescente minaccia e delegittimazione.

Le autorità continuano a lavorare senza sosta, analizzando ogni elemento raccolto e coordinando le verifiche per identificare gli autori e i loro possibili legami con ambienti criminali nella provincia di Roma. La speranza è di fare luce su questo grave episodio e di prevenire il ripetersi di gesti così violenti e pericolosi per la sicurezza pubblica.