Selvaggia Lucarelli demolisce Silvia Salis e il PD: L ‘hanno creata in laboratorio
Non è un mistero che nel giornalismo di Selvaggia Lucarelli il fioretto sia uno strumento poco frequentato. Ma l’ultimo editoriale uscito sul Fatto Quotidiano somiglia più a un’esecuzione chirurgica che a una semplice critica. Nel mirino c’è Silvia Salis, sindaca di Genova e figura sempre più centrale nelle scommesse sulla futura leadership del campo largo. Un’invettiva stilisticamente curata che, dietro la maschera del colore, nasconde il primo vero “siluro” preventivo della stagione politica.
La sindaca “artificiale”: un prodotto di laboratorio
Il filo conduttore dell’attacco è un’accusa di totale inautenticità. Per Lucarelli, Salis non è una leader nata dal consenso, ma un “androide forgiato in laboratorio”. La ricostruzione sfiora il grottesco: la firma del Fatto descrive un retroscena quasi fantascientifico in casa Franceschini, con porte segrete dietro i ritratti di Prodi e “alchimisti del PD” impegnati per anni a sintetizzare la figura perfetta.
“Covata sotto l’ala protettrice di Malagò al Coni, forgiata nel laboratorio di Franceschini come futura Prodi”, scrive Lucarelli.
Ogni tappa della carriera di Salis viene riletta come un test di collaudo: persino lo sport del lancio del martello sarebbe stato scelto perché “evoca la falce ma senza i rischi del radicalismo”, mentre il passaggio al Coni serviva a testare il prodotto lontano dai conflitti sociali.
L’anti-Meloni: tra estetica e algoritmo
Lucarelli non risparmia i colpi bassi, scivolando sul piano fisico per costruire il contrasto con la Presidente del Consiglio. Salis viene descritta come la “anti-Meloni” definitiva, progettata millimetricamente:
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L’estetica: Un metro e ottanta di altezza per suggerire una “superiorità morale ma pure genetica”.
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La voce: Calibrata e istituzionale, l’esatto opposto del tono della Meloni, accusata di trasformare ogni intervento in una “lite di condominio”.
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Lo sguardo: Fisso e inespressivo, capace di guardare “non la camera, ma l’algoritmo” degli utenti social.
Persino l’episodio del dj set a Genova viene demolito con sarcasmo: tra console “finte” e casse piene di sacchi di sale, il tutto osservato attraverso lenti da 520 euro firmate Bottega Veneta. Un dettaglio, quest’ultimo, usato per sottolineare quello che la giornalista definisce un “evidente profumo di proletariato”.
Il giallo politico: chi muove i fili?
Al di là della ferocia letteraria, resta un interrogativo di natura politica. Perché questo attacco, così elaborato e frontale, esce proprio ora sul giornale di Marco Travaglio?
Il Fatto Quotidiano è storicamente la sponda mediatica più solida di Giuseppe Conte. Silvia Salis, con il suo profilo istituzionale e la popolarità trasversale, rappresenta oggi l’ostacolo più serio alle ambizioni del leader del M5S nella corsa alla guida della coalizione.
Il pezzo si chiude con un’ultima stoccata sul nome: la coincidenza del cognome Salis, identico a quello di Ilaria, viene indicata come l’unico vero “bug” di un sistema altrimenti perfetto, capace di creare confusione estrema nella testa degli elettori.
