Sea Watch, fermo “illegale”: l’Italia dovrà risarcire 76mila euro. La reazione di Salvini e Meloni
Una sentenza del tribunale di Palermo stabilisce che lo **Stato italiano dovrà pagare oltre 76 000 euro alla ONG Sea Watch come risarcimento per il fermo ritenuto illegittimo della nave Sea-Watch 3 nel 2019, nel pieno della crisi migratoria nel Mediterraneo.
La decisione riguarda spese documentate tra ottobre e dicembre 2019, tra cui costi portuali, carburante e oneri legali sostenuti dall’associazione durante il periodo in cui l’imbarcazione umanitaria fu trattenuta dallo Stato italiano dopo essere stata fermata mentre cercava di sbarcare migranti soccorsi in mare.
La Sea-Watch 3, nave di soccorso tedesca, era stata sottoposta a sequestri e blocchi amministrativi legati a un braccio di ferro tra le autorità italiane e l’allora capitana Carola Rackete, poi assolto in sede penale per alcune delle accuse legate all’ingresso forzato nel porto di Lampedusa.
Cosa ha deciso il tribunale
La Corte ha ritenuto che il fermo dell’imbarcazione sia stato illegittimo, non essendovi una base giuridica sufficientemente solida per trattenere la nave per un periodo così prolungato. Pertanto ha disposto il rimborso delle spese sostenute dalla ONG nel periodo in cui la Sea-Watch 3 è rimasta sotto controllo giudiziario.
Questa sentenza non riguarda sanzioni penali o l’azione amministrativa originaria, ma si concentra sulle conseguenze economiche della detenzione giudicata non conforme alle normative applicabili.
La reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni
La **premier **Giorgia Meloni ha reagito duramente alla sentenza, definendola “sconcertante” e affermando che i giudici l’abbiano lasciata “letteralmente senza parole”.
Nel suo intervento sui canali social, Meloni ha sostenuto che lo Stato italiano aveva legittimamente trattenuto la nave e che la decisione del tribunale di imporre un risarcimento “ancora una volta grava sulle spalle dei contribuenti italiani”.
Secondo la presidente del Consiglio, queste decisioni giudiziarie invierebbero un “messaggio sbagliato” sul contrasto all’immigrazione irregolare, minando gli sforzi del governo nel far rispettare le leggi e proteggere i confini nazionali.
Le critiche di Matteo Salvini
Anche Matteo Salvini, leader della Lega e già ministro dell’Interno al tempo dei fatti legati alla Sea Watch, ha espresso la sua ferma contrarietà alla sentenza, in linea con la sua storica opposizione alle ONG di soccorso marittimo. Sebbene non vi siano dichiarazioni ufficiali dettagliate su questo specifico provvedimento del tribunale del 2026, Salvini è noto per aver definito in passato “vergognose” sentenze analoghe e per aver sempre sostenuto che le ONG “non dovevano sbarcare” migranti nei porti italiani.
La sua posizione politica negli anni è stata caratterizzata da misure rigorose di controllo dei flussi migratori e da critiche dure verso giudici e ONG che ostacolano queste politiche.
Un caso che riapre il dibattito sull’immigrazione
La vicenda della Sea Watch 3 è tornata al centro dell’attenzione pubblica non solo per la posta economica della sentenza, ma anche perché riporta in primo piano i temi della gestione dei soccorsi in mare, dei diritti delle ONG e dei rapporti tra poteri giudiziari e decisioni governative in materia di immigrazione.
Secondo i detrattori della sentenza, provvedimenti di questo tipo rischiano di limitare la capacità dello Stato di operare efficacemente contro i flussi irregolari, mentre i sostenitori vedono nel giudizio un richiamo alla tutela dei diritti umani e all’obbligo di garantire condizioni legali valide per trattenere imbarcazioni civili.