Sciopero per Gaza paralizza l’Italia: trasporti e scuole ferme, Salvini annuncia revisione delle norme

L’Italia bloccata da uno sciopero politico

Una giornata di disagi senza precedenti: autobus fermi, treni cancellati, scuole chiuse, musei sbarrati e porti paralizzati. L’Italia si è svegliata sotto scacco di uno sciopero generale proclamato da Cobas, Usb e altre sigle di base, non per salari o condizioni di lavoro, ma per Gaza. Una mobilitazione che ha lasciato pendolari e studenti letteralmente a piedi.

La posizione di Salvini

Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, ai microfoni di RTL 102.5, ha annunciato che “nelle prossime settimane sono proclamati altri 44 scioperi, 23 a livello nazionale e 21 locali”. Un numero che definisce “insostenibile”. E ha aggiunto: «Bisogna ragionare tutti insieme, non in senso punitivo ma propositivo, su una revisione delle norme sugli scioperi. Nessuno vuole toccare il diritto, ma occorre una riflessione seria».

Scuole nel caos

Particolarmente critico il settore scolastico, con migliaia di famiglie costrette a riorganizzarsi all’ultimo minuto.

La segretaria della Cisl Scuola, Ivana Barbacci, ha commentato duramente: «La guerra a Gaza è una tragedia che scuote le coscienze, ma questo sciopero è inefficace e rischia di essere solo politico. Strumenti più utili sarebbero parlarne in classe, fare educazione civica, costruire dialogo».

I disagi nei trasporti

Dal porto di Livorno alle metropolitane di Roma e Milano, passando per le stazioni ferroviarie e i musei della Campania, i blocchi hanno colpito ogni settore. La Usb rivendica “80 piazze” e “decine di migliaia di persone” in corteo, ma la realtà è stata fatta di ritardi, corse cancellate e pendolari intrappolati. Le associazioni dei tassisti ItTaxi e Uri hanno preso le distanze definendo lo stop “strumentale e inutile per i lavoratori del settore”.

Lo sciopero come arma politica

Il comunicato dell’Usb ha chiarito gli obiettivi: «contro il genocidio a Gaza, contro la complicità del governo Meloni con Israele, contro la corsa al riarmo». Nulla a che vedere con orari, turni o contratti. Per questo cresce la rabbia dei cittadini. «Vergogna», sbotta un pendolare a Termini. Una studentessa di 25 anni racconta: «Non riesco a raggiungere Roma, rischio di perdere il lavoro. Gaza è un tema serio, ma così colpite noi, non il governo».

L’autunno caldo che comincia male

La protesta di ieri sembra solo l’inizio: il 26 settembre toccherà al settore aereo, il 3 ottobre di nuovo alle ferrovie, poi una sequenza di scioperi fino a novembre. Un “autunno caldo” che promette di trasformarsi in mesi di paralisi. Secondo i dati del Garante, nel solo 2024 ci sono stati 1.603 scioperi proclamati (622 effettivi, una media di oltre 51 al mese). Nel 2025 il trend cresce ancora, con una media di 3 scioperi in più al mese.