Schlein invoca la patrimoniale, Capezzone la demolisce: Cos’ho scoperto”
Due silenzi e una proposta. È questa la sintesi con cui il giornalista e politico Daniele Capezzone interpreta l’ultima settimana del dibattito politico italiano: da una parte il caso dello scandalo dei medici di Ravenna, dall’altra la proposta della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein su una nuova patrimoniale. Due temi lontani, ma che — secondo la sua lettura — rivelerebbero un unico schema di comportamento della sinistra italiana.
Il caso Ravenna e il silenzio del centrosinistra
Al centro della polemica c’è l’inchiesta sui presunti falsi certificati medici che, secondo quanto emerso, avrebbero consentito a oltre cento stranieri irregolari di evitare i trattenimenti previsti dalle procedure e di tornare in libertà. Alcuni di questi soggetti, sempre secondo le accuse, sarebbero poi stati nuovamente coinvolti in attività illegali.
Per Capezzone, la vicenda avrebbe avuto tutti gli elementi per dominare il dibattito pubblico e televisivo. Eppure, denuncia, dalle principali forze del centrosinistra — citando la “comitiva Schlein-Conte-Bonelli-Fratoianni” — sarebbe arrivata una risposta pari a zero: nessun commento, nessuna presa di posizione, nessun approfondimento politico.
Il confronto che propone è netto: se lo stesso episodio avesse riguardato medici accusati di comportamenti opposti e politicamente “invertiti”, la reazione sarebbe stata ben diversa e molto più rumorosa. Da qui l’accusa di un doppio standard nella gestione delle notizie e delle indignazioni pubbliche.
La patrimoniale di Schlein e la polemica politica
Sul fronte economico, Capezzone prende di mira la proposta di Elly Schlein di introdurre una nuova patrimoniale per sostenere la crescita e redistribuire la ricchezza. Una misura che il commentatore boccia con toni fortemente critici, definendola inefficace e controproducente.
Per rafforzare la sua posizione, ricorre a paragoni provocatori: una politica fiscale di questo tipo sarebbe assimilabile — secondo la sua lettura — a soluzioni che aggravano il problema invece di risolverlo.
Capezzone richiama poi il precedente del 2011, quando la crisi del debito portò a un forte aumento della tassazione sugli immobili durante il governo Monti. Da allora, sostiene, il sistema di prelievo sul patrimonio immobiliare sarebbe rimasto elevato, con un impatto significativo sui contribuenti e sul valore complessivo del settore.
Le “dodici patrimoniali” già esistenti
Il punto centrale della sua analisi riguarda però un’altra tesi: in Italia, secondo il suo calcolo, le patrimoniali non sarebbero una novità da introdurre, ma già una realtà consolidata.
Tra queste elenca una serie di imposte e tributi che colpirebbero direttamente il patrimonio o la sua gestione: dal bollo auto al canone Rai, dalle imposte di bollo e registro ai tributi catastali e ipotecari, fino alle imposte su successioni, depositi bancari, transazioni finanziarie e beni come imbarcazioni e aeromobili.
A queste si aggiungerebbe, secondo il suo ragionamento, anche la tassazione immobiliare già in vigore. Il risultato sarebbe un sistema composto da numerosi prelievi che, sommati, costituirebbero già una forma estesa di patrimoniale diffusa.
Da qui la domanda rivolta al Partito Democratico: quale sarebbe il senso di introdurre ulteriori imposte su un sistema già fortemente gravato?
Un dibattito politico sempre più polarizzato
L’analisi di Capezzone si chiude con una considerazione più ampia sul clima politico. Il combinato tra il silenzio sul caso Ravenna e il dibattito sulla patrimoniale viene letto come un esempio di selezione degli argomenti da portare al centro dell’agenda pubblica.
Secondo questa interpretazione, la discussione politica si muoverebbe non solo sui contenuti, ma anche su ciò che viene enfatizzato o ignorato. Un meccanismo che, nel racconto del giornalista, finirebbe per alimentare ulteriormente la contrapposizione tra le diverse aree politiche del Paese.