Salvini, un uomo nel mirino: M5s trama per farlo cadere


 

Sette mesi di trappole, sgambetti e agguati. Il M5S si comporta come forza di governo quando incassa nomine e piazza i fedelissimi a capo delle aziende di Stato ma non rinuncia al profilo di partito di opposizione nei confronti dell’alleato leghista.

I primi sette mesi di governo sono trascorsi all’insegna di una guerra silenziosa, mossa dai grillini, fatta di trappole e manovrine per mettere in difficoltà il Carroccio.

L’estensione del reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei Cinque stelle, agli immigrati è solo l’ultimo colpo basso che Luigi di Maio tira a Matteo Salvini per spingerlo spalle al muro e in cattiva luce nei confronti dell’elettorato leghista. Nell’ultima versione potrà accedere al sussidio una platea di circa 1,4 milioni di famiglie incluse 260mila nuclei stranieri per un totale di circa 4,5 milioni di persone. Un cavallo di Troia per indebolire la Lega.

Incassato il reddito per gli stranieri, i grillini preparano un’altra trappola ai soci di maggioranza: il referendum propositivo. La riforma approda in Parlamento il 16 gennaio: i Cinque stelle non vogliono alcun quorum. Mentre il ministro dell’Interno Salvini, al Tg3, ha chiarito che «il quorum è necessario. La Svizzera è un modello, però – spiega il leader della Lega – un minimo di quorum bisogna metterlo altrimenti qui si alzano in dieci la mattina e decidono cosa fare». La Lega punta all’introduzione di un quorum al 33%. Ma il ministro per i Rapporti con il Parlamento ha subito smentito il collega: «In Svizzera c’è il quorum zero e anche il contratto di Governo prevede espressamente di cancellare il quorum, proprio per incentivare la partecipazione attiva».

A gennaio, Di Maio, Fico e Di Battista vogliono mettere il bastone fra le ruota sulla legittima difesa per mandare in affanno i leghisti: il provvedimento è stato approvato in Senato a fine ottobre. A Montecitorio la fronda Cinque stelle proverà ad annacquare la legge tanto cara alla Lega. Già nel passaggio a Palazzo Madama, i senatori grillini volevano snaturare la norma. Più che una trappola, sul caso Sea Watch Di Maio e il M5S hanno marcato la distanza politica rispetto alla linea della Lega, lasciando Salvini isolato nella battaglia contro l’Europa.

Ora i grillini puntano al colpo grosso: l’agguato su quota 100. Secondo un retroscena, raccontato da La Verità, il presidente dell’Inps Tito Boeri avrebbe convocato una riunione segreta per impallinare la riforma delle pensioni su cui Salvini ha costruito la campagna elettorale. Con il decreto Dignità e il limite al rinnovo dei contratti a tempo determinato, Di Maio ha spinto Salvini nel fuoco delle proteste degli imprenditori del Nord.

I leghisti temono a breve la trappola sull’autonomia per Veneto e Lombardia. I governatori Luca Zaia e Attilio Fontana hanno fiutato il pericolo, minacciando di far saltare il governo se la legge non rispetterà il voto del referendum. La mossa del vicepremier Di Maio di inserire nel decreto su Genova il condono per Ischia ha fatto infuriare Salvini. In quel caso, il leader del Carroccio ha ingoiato il rospo, accettando il passo indietro, mentre lo scontro sulla nazionalizzazione di Autostrade e le polemiche per la ricostruzione del ponte Morandi hanno esposto la Lega a critiche pesanti.

Altri due passi indietro la Lega è stata costretta a compierli sul taglio dei fondi all’editoria (su cui il Carroccio non era d’accordo) e sulla riduzione degli stipendi ai parlamentari. Il compromesso sull’abolizione della prescrizione non ha spento il malcontento nella base del Carroccio, che vorrebbe anche una modifica della legge sulle unioni civili. Ma il sottosegretario grillino, Vincenzo Spadafora, ha già stoppato la fuga in avanti della Lega.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/

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