Romano Prodi sorprende: “Le disuguaglianze sono intollerabili”. L’ex premier appoggia la patrimoniale di Schlein
Roma – A distanza di settimane dalle critiche rivolte a Elly Schlein, Romano Prodi cambia rotta e si schiera apertamente a favore di una proposta che da tempo divide l’opinione pubblica: l’introduzione di una patrimoniale. In un’intervista rilasciata a La Stampa, l’ex presidente del Consiglio ha ribadito l’urgenza di affrontare le crescenti disuguaglianze economiche, sottolineando come queste siano diventate “intollerabili” e aggravate dalle trasformazioni portate dall’intelligenza artificiale.
Prodi ha evidenziato che, se da un lato è importante promuovere e sfruttare le potenzialità dell’AI, dall’altro bisogna fare attenzione a non creare nuove divisioni tra ricchi e poveri. “Le disparità stanno crescendo a un ritmo insostenibile, e politiche di redistribuzione sono assolutamente necessarie”, ha affermato.
Critica al modello economico e alle concentrazioni di ricchezza
L’ex premier ha puntato il dito contro gli squilibri strutturali dell’economia globale, citando in particolare il caso di Elon Musk e il maxi-compenso approvato da Tesla: mille miliardi di dollari. “Ma ci rendiamo conto? È una cosa degna dell’umanità?”, si è chiesto Prodi, sottolineando come livelli così elevati di concentrazione della ricchezza contribuiscano a creare una frattura nel mondo.
Pur riconoscendo le difficoltà tecniche di alcune misure, Prodi ha elogiato le iniziative di alcuni sindaci, come quello di New York, che punta a tassare i super-ricchi: “Mi sembra che rappresenti il nuovo, anche se non il nuovissimo”, ha commentato con cautela.
L’Europa tra blocchi e ingerenze
Prodi ha dedicato anche alcune dure parole alla governance dell’Unione Europea, accusando Bruxelles di essere diventata incapace di decidere efficacemente. “Il diritto di veto è ormai la regola”, ha denunciato, sottolineando come questa situazione abbia portato a un’Europa “bloccata”, dove le decisioni vengono spesso rinviate o compromesse.
Un esempio lampante, secondo l’ex presidente della Commissione europea, è la gestione delle forniture energetiche: “Il presidente degli Stati Uniti dice agli europei di non comprare gas dalla Russia, ma poi l’Ungheria può farlo perché Orban è suo amico”. Un’ingerenza che Prodi definisce “senza precedenti nella storia”.
Rivoluzione istituzionale: abolire l’unanimità
Per rilanciare l’efficacia dell’Europa, Prodi propone una radicale riforma delle regole decisionali: “Abolire l’unanimità per rifare l’Europa”. Solo eliminando il voto all’unanimità, secondo l’ex premier, l’Unione potrebbe tornare a essere più decisionista e capace di affrontare le sfide attuali. “Se finisse l’unanimità, avremmo già rifatto l’Europa”, ha affermato con convinzione, scuotendo il dibattito interno e internazionale sulle modalità di riforma delle istituzioni comunitarie.
Le sue parole rappresentano un richiamo forte al cambiamento, in un momento in cui le tensioni tra i governi e le istituzioni europee sono sempre più evidenti, e il futuro dell’Unione appare più incerto che mai.