Rogoredo, la confessione choc del poliziotto: “Ho messo io quella pistola”
MILANO, 23 febbraio 2026 – Nuovi sviluppi emergono nell’inchiesta sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso con un colpo di arma da fuoco il 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo, periferia sud-est di Milano.
Questa sera, durante un colloquio in carcere con il suo avvocato, Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato di 42 anni, ha ammesso di aver collocato una pistola accanto al corpo della vittima per timore delle conseguenze legate all’episodio. “Ho messo la pistola vicino a Mansouri perché temevo le conseguenze di quello che era accaduto”, ha detto al difensore.
Le ammissioni e la dinamica resa dagli inquirenti
Secondo le accuse della Procura di Milano, Cinturrino avrebbe sparato un unico colpo alla testa di Mansouri mentre quest’ultimo tentava di allontanarsi tra i cespugli del boschetto durante un controllo antidroga. Il poliziotto ha sostenuto di essersi accorto soltanto nel momento dello sparo che l’uomo stava impugnando un sasso e non un’arma reale, come inizialmente dichiarato.
Dopo lo sparo, il collega di Cinturrino sarebbe stato mandato indietro al commissariato a prendere uno zaino, all’interno del quale – secondo gli investigatori – sarebbe stata portata una pistola giocattolo priva del tappo rosso poi ritrovata vicino al corpo di Mansouri. Questo dettaglio ha portato gli inquirenti a ritenere che la scena del crimine sia stata manipolata volontariamente per giustificare la versione della legittima difesa.
Accusa di omicidio volontario e indagini in corso
La procura ha disposto il fermo di Cinturrino con l’accusa di omicidio volontario, evidenziando il rischio di fuga, il pericolo di inquinamento probatorio e la possibilità di reiterazione del reato. Su una pistola giocattolo trovata sulla scena — arma che secondo gli investigatori non sarebbe mai stata nelle mani di Mansouri — è stato rilevato il solo DNA di Cinturrino.
Quattro altri agenti sono indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso: secondo quanto emerso dalle audizioni dei colleghi, questi non avrebbero visto la pistola sulla scena al momento dello sparo e avrebbero confermato che la gestione delle fasi successive sia stata in gran parte curata da Cinturrino.
Sospetti aggiuntivi e retroscena
Fonti investigative e testimonianze raccolte durante l’inchiesta suggeriscono anche che Cinturrino possa aver avuto un ruolo controverso nei confronti della vittima e di altri pusher frequentatori dell’area. Alcuni testimoni avrebbero riferito che Mansouri era stato sottoposto a richieste di denaro e droga da parte dell’agente in passato, situazione che potrebbe aver generato ulteriori tensioni tra i due.
I quattro colleghi, sentiti in Questura, avrebbero confermato che Cinturrino avrebbe gestito da solo le fasi successive allo sparo, compresa la tempistica del ritrovamento dell’arma e dell’allarme ai soccorsi, che sarebbe giunto con oltre venti minuti di ritardo rispetto ai fatti.