Report, tra Ranucci e Ghiglia finisce malissimo: “Mi pedinano”. Poi quella frase su Arianna Meloni

La puntata di Report andata in onda ieri sera su Rai 3 ha suscitato un acceso dibattito politico e istituzionale, nonostante una diffida formale inviata dal consigliere del Garante della Privacy, Agostino Ghiglia. La richiesta di non trasmettere alcune conversazioni acquisite, infatti, non ha impedito la messa in onda del servizio, che ha approfondito il ruolo e le attività del consigliere all’interno dell’Autorità garante.

Il cuore della polemica: la mail “da Arianna”
Al centro della controversia si trova un’email riservata in cui Ghiglia annunciava una visita “in via della Scrofa”, sede di Fratelli d’Italia, scrivendo “vado da Arianna (Meloni, ndr)”. Ghiglia sostiene che si trattasse di un riferimento alla sede del partito di Giorgia Meloni e che, anche nel caso avesse incontrato la leader, nulla vieterebbe un suo impegno politico o istituzionale. La redazione di Report, invece, ritiene che il contenuto di quella comunicazione rappresenti un documento di pubblico interesse, e ha deciso di trasmetterlo comunque, suscitando le proteste del consigliere.

Le accuse di Ghiglia: pedinamenti e accessi abusivi
In un’intervista al Corriere della Sera, Ghiglia ha denunciato di essere stato “pedinato” e di aver subito “un accesso abusivo” al sistema informatico del Garante, accusando Report di aver violato la sua privacy e i canali interni dell’Autorità. “C’è un tentativo di conculcare la mia libertà di acquisire elementi per decidere con cognizione di causa”, ha affermato, chiedendo un confronto diretto in televisione con Sigfrido Ranucci, conduttore del programma.

Le inchieste e i punti contestati
Il servizio ha approfondito anche altre questioni legate a Ghiglia, tra cui l’interrogazione di Italia Viva sui lavori di ristrutturazione della casa di Giorgia Meloni, il libro “Fratelli di Chat” di Giacomo Salvini, e l’inchiesta di Fanpage su Gioventù Nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia. Ghiglia ha difeso le sue azioni, sostenendo di aver agito nel rispetto delle regole e di aver chiesto chiarimenti ai propri uffici prima di intervenire.

Risposta di Ranucci e reazioni politiche
Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ha respinto le accuse, affermando che non ci sono state intrusioni informatiche o materiali trafugati. “Quello che Ghiglia tenta di fare è mettere un bavaglio al servizio pubblico”, ha dichiarato, ribadendo la correttezza giornalistica del servizio. La vicenda ha scatenato reazioni politiche trasversali: Pd, M5s e Azione-Italia Viva hanno chiesto le dimissioni di Ghiglia, accusandolo di compromettere l’autonomia del Garante.

Il caso e le nuove accuse
Secondo quanto ricostruito da Report, il 21 ottobre Ghiglia avrebbe inviato un’email ai suoi uffici annunciando che il giorno seguente si sarebbe recato “da Arianna Meloni”. Il giorno successivo, a bordo di un’auto di servizio, si sarebbe effettivamente diretto verso la sede di Fratelli d’Italia. Ghiglia ha reagito duramente, parlando di “intrusione nella sua vita privata” e di “violazione della corrispondenza e delle chat”, che sarebbero nelle mani di Report da tempo.

Il futuro della vicenda
Il consigliere ha concluso chiedendosi se tutto sia stato condotto nel rispetto delle norme da parte di Rai, Cda e Vigilanza, e ha espresso dubbi sulla correttezza complessiva del procedimento. La vicenda, che intreccia temi di privacy, libertà di stampa e autonomia istituzionale, resta aperta e destinata a far discutere ancora a lungo, sollevando interrogativi sulla tutela dei diritti individuali e sull’indipendenza delle istituzioni di controllo.

Una questione che divide
Il caso Ghiglia-Report rappresenta un banco di prova per il delicato equilibrio tra diritto all’informazione e tutela della privacy, con implicazioni che coinvolgono non solo la politica e i media, ma anche il funzionamento delle autorità indipendenti in un momento di forte tensione tra poteri dello Stato.