Referendum Giustizia: nuovo quesito validato dalla Cassazione, ora la data del voto è a rischio slittamento

Una svolta inaspettata nel percorso del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia ha riaperto il dibattito sulla data delle votazioni, fissata dal governo per il 22 e 23 marzo 2026. L’Ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione ha infatti accolto una nuova versione del quesito referendario, formulata da un gruppo di quindici giuristi promotori della raccolta di oltre 500mila firme.
Cos’è cambiato nel quesito
Il testo ora ammesso dai giudici aggiunge esplicitamente i riferimenti agli articoli della Costituzione che verrebbero modificati dalla riforma oggetto del referendum. Questo elemento — ritenuto dai giuristi promotori obbligatorio in base alla normativa sui referendum costituzionali — non era presente nella formulazione originaria approvata nel novembre scorso.
Perché questo riapre la partita sulla data del voto
La modifica del quesito è vista come un elemento che potrebbe influire sui tempi procedurali: secondo alcuni costituzionalisti, l’integrazione del testo potrebbe richiedere un rinvio della data di svolgimento del referendum, perché la legge prevede specifici termini (50–70 giorni) tra l’indizione di una consultazione e la data delle urne.
Tuttavia, non esiste un’unica interpretazione condivisa. Per il costituzionalista Stefano Ceccanti, ad esempio, la data non dovrebbe cambiare perché il referendum è già stato indetto con decreto, e l’aggiornamento del quesito potrebbe non comportare un nuovo atto formale che faccia ripartire i termini.
Le prossime tappe istituzionali
La palla passa ora al Consiglio dei ministri, al Quirinale e alla Corte costituzionale, che dovranno valutare se e come procedere alla fissazione della data definitiva per il voto. Una decisione in merito potrebbe arrivare nei prossimi giorni.
Un contesto senza precedenti recenti
Secondo gli osservatori, una modifica di questo tipo del quesito dopo che la consultazione è già stata indetta è un fatto senza precedenti negli ultimi anni, e lascia aperti molti dubbi sul percorso procedurale da seguire per garantire il rispetto dei termini legali.
In sintesi
-
La Cassazione ha ammesso un nuovo quesito per il referendum sulla giustizia, elaborato dai promotori della raccolta firme.
-
L’aggiunta dei riferimenti agli articoli costituzionali ha riaperto il dibattito sulla possibilità di slittamento della data del voto, attualmente prevista per 22-23 marzo 2026.
-
La decisione finale sulla conferma o sulla modifica della data spetta ora alle istituzioni coinvolte e potrebbe essere influenzata anche da eventuali ricorsi o valutazioni costituzionali.