Pizzaiolo uccis* per una pizza, fermato il killer: chi è

Nel quartiere lo conoscevano in tanti, soprattutto per quel locale rimasto acceso per anni tra pizze, clienti abituali e saluti dietro al bancone. La sera, però, qualcosa ha spezzato una routine che sembrava uguale a tante altre.

Chi era nei dintorni ha visto arrivare le prime pattuglie e poi il silenzio davanti alla pizzeria. Poco dopo, sui social, sono comparsi i primi messaggi di chi cercava di capire cosa fosse successo.

Il nome del titolare ha iniziato a circolare nella notte, insieme a quello di un uomo che, secondo le prime ricostruzioni, non era uno sconosciuto per il locale. Un dettaglio che ha reso tutto ancora più difficile da accettare.

Davanti alla saracinesca sono arrivati fiori, biglietti e ricordi. C’è chi lo descrive come una persona gentile, chi come un lavoratore instancabile, chi semplicemente come un volto familiare del quartiere.

Poi le indagini hanno portato a un fermo e a una ricostruzione che ha lasciato sgomenta un’intera città.

La vittima è Raffaele Stipa67 anni, originario di Capo d’Orlando, in provincia di Messina, e da anni residente a Reggio Emilia. Gestiva la pizzeria Yoghi, in via Gran Sasso d’Italia, un locale molto conosciuto nel quartiere e frequentato da clienti abituali.

Secondo le ricostruzioni, l’uomo arrestato è Andrea Pellati43 anni, residente poco distante dalla pizzeria e già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati agli stupefacenti. Sarebbe stato rintracciato nella notte a casa dei genitori, dopo la fuga dal locale.

Il presunto movente sarebbe legato alla richiesta di una pizza gratis. Secondo quanto emerso, l’uomo o un suo conoscente avrebbero già accumulato debiti con il locale e, dopo un nuovo rifiuto, la situazione sarebbe degenerata nella serata.

Durante l’atto è rimasta ferita anche la sorella della vittimaAntonella, che avrebbe cercato di intervenire per difendere il fratello. La donna è stata medicata e dimessa con una prognosi di venti giorni, mentre davanti alla pizzeria molti cittadini hanno lasciato fiori e messaggi.

Le telecamere del locale avrebbero avuto un ruolo importante nell’identificazione dell’indagato. Nel corso della perquisizione sarebbero stati sequestrati abiti e un coltello ritenuto compatibile con l’aggressione. La comunità ha organizzato anche un momento di raccoglimento per ricordare Raffaele Stipa.