Piero Marrazzo e lo scandalo dei rapporti con le donne transgender: «Ecco perché sono stato un vigliacco»

A distanza di anni, Piero Marrazzo torna a parlare della vicenda che nel 2009 pose fine alla sua esperienza alla guida della Regione Lazio. Oggi 68enne, il giornalista ripercorre in un’intervista a Hoara Borselli quei giorni che cambiarono radicalmente la sua vita politica e personale.
Era il 23 ottobre 2009 quando esplose il caso che coinvolse l’allora presidente della Regione Lazio. Marrazzo era stato ricattato da quattro carabinieri, che erano entrati in possesso di un video registrato in un appartamento di via Gradoli, a Roma, nel quale compariva insieme a una donna transgender e faceva uso di sostanze stupefacenti.
La vicenda ebbe conseguenze immediate sulla sua carriera politica. Marrazzo si dimise dalla presidenza della Regione Lazio, nonostante non fosse accusato di aver commesso un reato. Il 19 aprile 2010, la Corte di Cassazione riconobbe il ruolo di vittima del complotto nella vicenda.
«Gli ultimi sondaggi mi davano al 65 per cento»
Ripensando a quei giorni, Marrazzo sottolinea il consenso di cui godeva prima che lo scandalo esplodesse.
«Gli ultimi sondaggi mi davano al 65 per cento. Uno dei pochi presidenti di regione che non ha mai avuto un avviso di garanzia», ricorda.
Secondo l’ex governatore, la sua vita privata sarebbe stata utilizzata per colpirlo politicamente.
«Qualche avversario politico ha scelto la mia vita privata per colpirmi», racconta, spiegando di aver deciso di dimettersi anche se non aveva commesso alcun reato.
Marrazzo evita di definire apertamente quella vicenda come un complotto politico, ma aggiunge: «La mia eliminazione ha fatto comodo soprattutto alla politica».
Oggi, a distanza di oltre quindici anni, guarda a quella esperienza con una prospettiva diversa: «Il giornalismo è il mio mestiere e mi sento uomo libero, più libero di prima».
La vicenda personale
Nel corso dell’intervista, Marrazzo affronta anche gli aspetti più intimi della vicenda e le motivazioni che, secondo il suo racconto, lo portarono a vivere quella situazione.
Parlando della donna transgender incontrata all’epoca, spiega: «Mi ha spinto il desiderio di quella donna transessuale».
L’ex presidente della Regione Lazio respinge inoltre l’idea che quanto accaduto possa essere semplicemente definito come una debolezza personale. «Il tradimento non è una debolezza, è il segnale di un disagio profondo», afferma, richiamando anche l’interpretazione del suo psicanalista.
Il rapporto con la moglie e le figlie
A pesare maggiormente, nel ricordo di Marrazzo, sono però le conseguenze che la vicenda ebbe sulla sua famiglia.
L’ex governatore ammette di aver commesso un errore nei confronti della moglie Roberta e delle figlie. «Io sono stato un vigliacco. Perché dovevo avvertire mia moglie Roberta di quello che era accaduto. Io sono colpevole nei confronti di mia moglie e delle mie figlie», racconta.
Le sue tre figlie, Giulia, Diletta e Chiara, gli rimasero comunque accanto. Dopo la sentenza, ricorda Marrazzo, andarono da lui con un messaggio diretto: «Papà, mo’ basta».
«Non si sono mai allontanate da me. Sono state tre leonesse», racconta, ricordando anche come lo abbiano difeso pubblicamente nei momenti più difficili.
La vicinanza di Marco Pannella
Sul fronte politico, Marrazzo ricorda invece la vicinanza di Marco Pannella, che considera una delle poche figure capaci di stargli accanto in quel periodo.
Un sostegno che assume oggi un valore particolare, ripensando a una fase nella quale la pressione mediatica e politica era diventata insostenibile.
Marrazzo guarda quindi alla propria storia senza nascondere gli errori commessi, ma distinguendo la dimensione privata da quella giudiziaria e politica.
«La malinconia per avere ferito gli amori più importanti»
Nell’ultima parte dell’intervista, l’ex governatore affronta ancora una volta il tema della propria vita sentimentale e delle scelte compiute.
«Un uomo può avere una storia sentimentale con una transessuale. Io non la ho avuta e ho scelto la via più semplice: la prostituzione», racconta.
A distanza di anni, più che la rabbia, sembra prevalere un sentimento diverso: la malinconia.
«La malinconia per avere ferito gli amori più importanti della mia vita», confessa Marrazzo.
Un bilancio personale nel quale politica, cronaca e vita privata finiscono inevitabilmente per intrecciarsi. Oggi l’ex presidente della Regione Lazio torna su quella vicenda con la consapevolezza di chi ha attraversato una delle pagine più difficili della propria vita e che, dopo anni, rivendica soprattutto la possibilità di raccontarla con maggiore libertà.