Pd nel caos in Toscana: Giani vuole ricandidarsi ma Schlein tentenna. Spunta l’ombra di un altro nome

La regione si trasforma in un campo di battaglia interno al Partito Democratico, con protagonisti Eugenio Giani e la segreteria nazionale guidata da Elly Schlein. La ricandidatura dell’attuale presidente di Regione, pronta da mesi, sembra ora essere soggetta a un gioco di attese e tensioni che rischiano di svelare divisioni profonde nel centro-sinistra locale.

Giani, che ha già guidato la Toscana durante l’ultimo mandato, si è dichiarato disponibile a ricandidarsi, ma dall’organizzazione nazionale non arriva ancora alcuna conferma ufficiale. Nei corridoi di Montecitorio, molti interpretano il silenzio come un chiaro messaggio: se Schlein avesse voluto confermare il sostegno, avrebbe già annunciato la decisione. Così, si acuisce il dilemma sulla scelta del candidato, con le scadenze estive che si avvicinano e il rischio di ritrovarsi senza un nome deciso in tempi stretti.

Il contesto è ormai teso e complesso. La candidatura di Giani aveva già sollevato una serie di frizioni con il Movimento 5 Stelle, aggravate dal caso della sindaca di Prato Ilaria Bugetti, poi dimissionaria. Se in passato i pentastellati avevano mantenuto un’area di opposizione distante, con il riavvicinamento tra M5S e Schlein a livello nazionale i giochi sono cambiati. Tuttavia, il loro atteggiamento in Toscana resta guardingo e volutamente cauto, con Irene Galetti, presidente del Consiglio regionale, che parla di un’opposizione “costruttiva” su temi come fine vita, turismo e servizi pubblici.

Dietro al muro di silenzio si cela però un calcolo più sottile. Secondo molte voci interne al Pd, Schlein avrebbe timore che Giani, con il suo primo mandato, non sia in grado di mantenere unito il campo largo, soprattutto con i molti attori coinvolti. Il suo modello di leadership, infatti, si basava su un Pd forte e autosufficiente, con l’appoggio di Italia Viva e senza alleanze con il M5S. Ora, invece, la segretaria vorrebbe includere anche personalità di spicco come Giuseppe Conte, cercando di ampliare i margini di un schieramento più variegato.

Un’altra ipotesi che complica i giochi riguarda la possibilità che Schlein voglia candidare un nome più vicino alla propria linea politica, come Emiliano Fossi, attuale segretario del Pd Toscana. Fossi ha smentito categoricamente di essere in corsa, definendo le voci “solo interpretazioni giornalistiche”, ma non ha escluso del tutto un coinvolgimento diretto, qualora fosse la segreteria a chiederglielo.

Intanto, il partito locale si schiera compatto con Giani. Sono almeno 103 i sindaci che hanno firmato un appello a suo favore, tra cui molti vicini alle posizioni di Schlein. A rafforzare ulteriormente la candidatura, c’è il sostegno pubblico della Cgil Toscana, guidata da Landini, che ha espresso il proprio endorsement all’attuale presidente, evidenziando il suo profilo tra i progressisti.

Nel dibattito interno al Pd, il dilemma rimane. “Se dice di voler correre, come si fa a dirgli di no?”, si chiedono alcuni membri. La paura è di una spaccatura che possa indebolire l’intero schieramento, soprattutto in un momento in cui il tempo sta stringendo. Più passa il tempo, più si consolidano i consensi attorno a Giani, lasciando però aperto uno spiraglio di incertezza sulla direzione definitiva della candidatura regionale.