Parla il medico contagiato: “Pensavo di morire, nel casco si impazzisce”

Parla il medico contagiato: “Pensavo di morire, nel casco si impazzisce”

22 Marzo 2020 Off Di Admin

 

Angelo Vavassori non scorderà mai il primo paziente positivo che ha fatto ingresso in ospedale verso la sera di venerdì 21 febbraio: l’anziano – sopra gli 80 anni – aveva già varie patologie e presentava i sintomi classici.

Ma poi è toccato anche il suo turno: il medico è diventato improvvisamente paziente. “Mi dicevo: se devo morire così, meglio una fucilata. Adesso, quando me lo dirà una persona che sto curando, starò solo zitto, perché so ciò che stanno vivendo”, ha confessato. E lui ha provato una dose maggiore di paura in quanto era a conoscenza dell’evoluzione del virus, anche perché la storia prima della terapia intensiva è praticamente uguale per quasi tutti: tre giorni di febbre e poi l’insufficienza respiratoria.

Il 6 marzo è finito in ospedale: “L’insufficienza respiratoria è arrivata di colpo, non riuscivo nemmeno a sdraiarmi, gli atti respiratori sono passati da 16 a 40, sembravo un cane d’estate, con la lingua fuori”. Non sentiva più l’aria che entrava nei polmoni: “La dispnea simile al fiatone che viene quando si fanno due rampe di scale di corsa è degenerata in modo rapidissimo. Come da manuale”. Alle ore 23.00 gli hanno applicato il casco Cpap, all’inizio a una pressione inspiratoria di 12 ma visto che non bastava poi sono passati a 14 e infine a 16: “Tu stai soffocando, sembra di avere l’acqua nei polmoni. Dentro quel casco sembra di impazzire, perdi il controllo. Un tubo pompa un flusso di 50 litri al minuto, l’aria è umidificata e calda, il rumore infernale. Ho chiesto di essere sedato, cosa che faccio con tutti i miei pazienti. Ora so cosa provano”.

“La gente è sorda?”
Il rianimatore nel reparto di cardiochirurgia al Papa Giovanni XXXIII di Bergamo al momento vive in isolamento in una stanza per non contagiare la moglie e i quattro figli. Non potrà tornare in corsia finché non ha due tamponi negativi a distanza di 24 ore: “Mi scuso con i miei colleghi perché non posso lavorare”. Il suo ospedale sta facendo miracoli contro l’avanzata del contagio: l’unità di terapia intensiva cardiochirurgica non esiste più, è tutta dedicata ai pazienti Covid-19. “Sono sparite anche la rianimazione generale e l’unità coronarica, le sale operatorie sono ferme, dentro ci sono i ventilatori. Ogni minimo spazio viene sfruttato”, ha fatto sapere.

Il medico, nell’intervista rilasciata a Il Messaggero, ha commentato il fatto che ancora troppe persone escono per fare passeggiate o per svagarsi. Angelo ogni tanto prende un po’ di sole dal balcone della sua stanza e purtroppo osserva un via vai costante di cittadini: “Stamattina ho visto marito e moglie con bambino in passeggino, tutti senza mascherina, una persona in bicicletta, senza mascherina, un’altra che correva. Ma questa gente è sorda?”.

Fonte: ilgiornale