Pamela Genini, la mamma ha un malore in aula

Nel tribunale di Milano si è aperto il procedimento a carico di Gianluca Soncin, legato al delitto di Pamela Genini, giovane di 29 anni uccisa il 14 ottobre  nella propria abitazione milanese con 76 fendenti . L’attenzione è alta per un caso che ha scosso profondamente l’opinione pubblica e la città.

Secondo le accuse, l’uomo, ex compagno della  29enne deceduta,  sarebbe responsabile di un  delitto caratterizzato da particolare crudeltà e pianificazione, con contestazioni molto gravi che includono aggravanti rilevanti e una possibile condanna all’ergastolo.

In aula l’arrivo dell’imputato, scortato dagli agenti, ha attirato l’attenzione di presenti e stampa, mentre l’ambiente risultava fortemente carico di tensione e attesa per gli sviluppi del dibattimento.

Erano presenti anche i familiari della giovane, visibilmente provati, impegnati nelle procedure per partecipare al processo come parte civile, in un clima di forte dolore e partecipazione emotiva. La decisione finale è attesa a breve, con il procedimento ormai entrato nella fase conclusiva e con grande attenzione sull’esito di una vicenda considerata particolarmente grave.

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Oggi Gianluca Soncin si è presentato presso il tribunale di Milano nell’ambito del procedimento che lo vede imputato per il delitto di Pamela Genini, avvenuto il 14 ottobre 2025 nella sua abitazione di via Iglesias 33. L’accusa ricostruisce un quadro estremamente grave.

Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo avrebbe inferto numerosi colpi, fino a 79 fendenti, con contestazioni che comprendono premeditazione, motivi futili e particolare crudeltà. L’ex fidanzato della giovane, 53 anni, è assistito dagli avvocati Petro Sartori e Simona Luceri e rischia la massima pena.

Momenti di forte tensione si sono registrati all’ingresso in aula, quando la madre di Pamela, Una Smirnova, ha reagito duramente alla vista dell’imputato, gridando un insulto, “Bastardo” e crollando subito dopo in lacrime. Si è dovuta allontanare, accompagnata fuori dal compagno e dal suo legale. Una Smirnova non è riuscita a rientrare nell’aula della seconda Corte d’Assise per un malore.

La Corte d’assise di Milano, Corte d’assise di Milano, ha ammesso la costituzione di parte civile dei familiari diretti, mentre ha respinto alcune richieste esterne. Tra i familiari coinvolti vi sono anche il fratello e la sorella, oltre al padre ricoverato in coma.

Parallelamente, emerge che un’altra persona, Francesco Dolci, risulta coinvolta in un’indagine separata a Bergamo per fatti successivi legati alla vicenda. Il procedimento principale si avvia così verso la fase decisiva, in attesa della sentenza finale.