“Non li vedremo più”: Parlamento, chi dice addio

 I corridoi di Montecitorio, storica sede della Camera dei Deputati, sono stati recentemente attraversati da un’ondata di giovani assistenti parlamentari, comunemente noti come “commessi”. Questi ragazzi e ragazze, tutti freschi di concorso e con un’età media di circa trent’anni, avevano sognato un ingresso nel cuore della politica italiana, ma a poche settimane dall’assunzione si trovano già di fronte a una realtà difficile da digerire: quasi tutti stanno cercando di cambiare lavoro, iscrivendosi a concorsi interni per diventare segretari parlamentari.

Una generazione in fuga

Il dato è allarmante: su ottanta neo-assunti, ben 93% manifesta l’intenzione di lasciare il ruolo. Un fenomeno che solleva molte domande sul futuro di questa professione e sulla sua attrattiva. Perché giovani laureati, motivati e desiderosi di contribuire alla vita democratica del Paese, si trovano già a desiderare un’altra strada?

Le cause di una crisi

Le motivazioni sono molteplici e riconducibili a fattori strutturali e culturali. Innanzitutto, gli stipendi sono percepiti come insoddisfacenti rispetto alle responsabilità e alle competenze richieste. Il carico di lavoro, spesso intenso e con orari prolungati, rende il ruolo poco allettante, soprattutto per chi aspira a una carriera più stabile e meno stressante. Inoltre, molti giovani, con più lauree e ambizioni professionali, vedono nel ruolo di assistente un punto di partenza, ma non un traguardo.

Il ruolo storico dei commessi

Il mestiere di assistente parlamentare ha radici profonde nella storia repubblicana italiana. Sono stati testimoni di momenti cruciali, custodi dell’ordine e del decoro durante le sedute, e spesso hanno rappresentato il primo contatto tra il pubblico e il Palazzo. Ricordiamo figure come Marcantonio Ferretti, che ha dedicato quarant’anni della sua vita a questa professione, simbolo di dedizione e passione. La sua scomparsa durante la pandemia ha lasciato un vuoto simbolico, sottolineando l’importanza di queste figure per la funzionalità dell’istituzione.

Un futuro incerto e la sfida di attrarre nuove generazioni

Se questa fuga di giovani continuerà, il rischio è che Montecitorio possa trovarsi privo di figure fondamentali per il suo funzionamento quotidiano. Assistenti e commessi non sono solo custodi del decoro, ma anche conoscitori delle dinamiche interne, veri e propri “custodi del segreto” del Palazzo. La concorrenza con il Senato, dove gli stipendi sono più elevati, aggrava ulteriormente la situazione, rendendo difficile attrarre e trattenere i talenti.

Riflessioni e prospettive

Oggi si avverte una certa nostalgia per un’epoca in cui il ruolo di assistente parlamentare era considerato un onore e un’opportunità di crescita. La sfida è come rinnovare questa professione, rendendola più attrattiva per le nuove generazioni senza perdere la sua essenza storica e il suo valore simbolico.

Per farlo, è necessario rivedere le condizioni di lavoro, migliorare gli stipendi e offrire percorsi di carriera più chiari e gratificanti. Solo così si potrà garantire un futuro sostenibile a questa figura, fondamentale per la vita democratica del Paese.