“Non ci sono prove!”. Colpo di scena a Garlasco: Sempio esulta

L’ex procuratore di Pavia è intervenuto a Quarta Repubblica sugli ultimi sviluppi dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Venditti contesta alcuni passaggi della ricostruzione accusatoria e torna sulle due archiviazioni della posizione di Andrea Sempio.

La nuova fase dell’inchiesta sul delitto di Garlasco riporta sotto i riflettori anche le indagini condotte negli anni successivi all’omicidio di Chiara Poggi e le decisioni assunte dalla Procura di Pavia.

A intervenire sul tema è stato Mario Venditti, ex procuratore di Pavia, ospite della puntata del 28 settembre di Quarta Repubblica. Nel corso della trasmissione, Venditti ha espresso perplessità su alcuni degli elementi contenuti nella nuova ricostruzione accusatoria relativa ad Andrea Sempio, attualmente indagato nell’ambito della nuova fase investigativa.

L’ex magistrato, la cui posizione era stata archiviata e che è stato prosciolto dall’accusa di corruzione, ha concentrato le proprie osservazioni soprattutto sulla presunta presenza di Sempio nella villetta di via Pascoli la mattina del 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio di Chiara Poggi.

Venditti: «Non collocano Sempio sulla scena del crimine»

Uno dei punti centrali dell’intervento dell’ex procuratore riguarda proprio la collocazione di Sempio sulla scena del delitto.

«Non collocano Sempio sulla scena del crimine ed è sbagliato chiedergli l’alibi perché si chiede quando c’è un’accusa provata», ha sostenuto Venditti durante la trasmissione.

Secondo l’ex magistrato, prima di concentrarsi sulla spiegazione fornita dall’indagato riguardo ai propri spostamenti, sarebbe necessario chiarire attraverso quali elementi investigativi la sua presenza nella villetta possa essere collocata con precisione.

«Nessuno ci dice come, quando e con quali modalità è entrato in casa», ha aggiunto Venditti, richiamando uno degli interrogativi che, a suo giudizio, rimangono aperti nella nuova ricostruzione.

Il nodo della presenza nella villetta

La questione della presenza di Sempio nell’abitazione di via Pascoli rappresenta quindi uno dei principali punti del confronto tra le diverse ricostruzioni investigative.

La nuova inchiesta della Procura di Pavia prende in esame una serie di elementi che, secondo l’accusa, potrebbero collegare Sempio alla scena dell’omicidio. Venditti, invece, ritiene che il quadro debba essere valutato anche alla luce delle criticità che, a suo giudizio, emergerebbero da alcuni degli accertamenti.

Il tema dell’alibi si inserisce proprio in questo contesto. La posizione dell’ex procuratore è che la verifica dell’alibi debba essere collegata a un’accusa sostenuta da elementi sufficienti e non possa sostituire la dimostrazione del collegamento di una persona con la scena del crimine.

L’impronta della scarpa numero 42

Durante l’intervento televisivo è stato affrontato anche il tema dell’impronta di una scarpa numero 42 individuata nell’ambito delle indagini.

Secondo la ricostruzione attribuita alla nuova Procura, l’impronta presenterebbe elementi di compatibilità con le caratteristiche del piede di Sempio.

Venditti ha però richiamato le contestazioni formulate dalla difesa, secondo cui la larghezza del piede dell’indagato non coinciderebbe con quella dell’impronta lasciata sulla scena.

«Le indagini della difesa dicono che la larghezza del piede non coincide con l’impronta lasciata dall’assassino», ha affermato l’ex pm.

Si tratta di un elemento che dovrà quindi essere valutato nel quadro complessivo degli accertamenti tecnici, considerando sia le conclusioni degli investigatori sia le osservazioni formulate dalla difesa.

Le due archiviazioni di Sempio

Nel corso della trasmissione Venditti è tornato anche sulle decisioni che portarono, insieme alla collega Giulia Pezzino, alle archiviazioni della posizione di Sempio.

L’ex procuratore ha spiegato che le valutazioni effettuate all’epoca si inserirono in un preciso quadro giudiziario, caratterizzato dalla sentenza della Cassazione relativa alla condanna di Alberto Stasi.

«Io e la collega di allora Giulia Pezzino partivamo da una sentenza recentissima della Cassazione che confermava quella della Corte d’Appello», ha spiegato Venditti, ricordando il contesto nel quale vennero analizzati gli elementi allora disponibili.

Secondo la sua ricostruzione, non sarebbe emerso un elemento decisivo, una sorta di «pistola fumante», in grado di modificare il quadro giudiziario già esistente.

Il confronto tra vecchie e nuove indagini

Le dichiarazioni di Venditti si inseriscono così nel confronto che accompagna la nuova fase dell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi.

Da una parte ci sono gli elementi che la Procura di Pavia considera rilevanti per la ricostruzione dell’accusa nei confronti di Andrea Sempio. Dall’altra vengono sollevate contestazioni sulla capacità di alcuni di questi elementi di collocare concretamente l’indagato sulla scena del crimine.

Il confronto riguarda quindi diversi aspetti: la presenza nella villetta, la ricostruzione degli spostamenti, l’impronta della scarpa e la valutazione degli accertamenti tecnici effettuati nel corso delle diverse fasi investigative.

Resta dunque centrale la valutazione complessiva degli elementi disponibili e del loro effettivo significato nella ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco.

Le dichiarazioni di Venditti rappresentano, in questo quadro, una delle posizioni espresse nel dibattito sulle nuove indagini e sulle conclusioni investigative. Saranno gli sviluppi giudiziari e l’esame degli elementi raccolti a chiarire il peso dei diversi indizi e la loro capacità di sostenere la ricostruzione dell’accusa.