“Neanche sotto tortura”. Di Battista, arriva adesso la confessione su Schlein

Il rapporto tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico continua a essere uno dei nodi più delicati del centrosinistra italiano. A riaccendere il confronto è Alessandro Di Battista, intervenuto alla trasmissione Accordi e Disaccordi sul Nove, dove ha espresso forti critiche nei confronti dell’ipotesi di un’alleanza strutturale tra le forze di opposizione.

L’ex esponente del Movimento 5 Stelle ha puntato soprattutto sulle differenze politiche e sulla distanza che, a suo giudizio, continuerebbe a esistere tra una parte dell’elettorato pentastellato e la segretaria del Pd Elly Schlein.

«C’è una parte di cittadini che sostiene il Movimento Cinque Stelle che la Schlein non la voterebbe neanche sotto tortura», ha affermato Di Battista.

«Se continuano così, Meloni è favorita»

Il ragionamento dell’ex parlamentare è arrivato dopo lo scambio di dichiarazioni tra Schlein e Giuseppe Conte. Secondo Di Battista, le divisioni interne all’opposizione potrebbero avere conseguenze sul prossimo confronto elettorale.

«Penso che se continuano così, già la Meloni per me è favorita», ha dichiarato, aggiungendo che, a suo giudizio, la situazione potrebbe diventare tale da rendere quasi inutile il confronto elettorale.

Si tratta di una valutazione politica personale di Di Battista, che ha così ribadito la distanza rispetto alla costruzione del cosiddetto campo largo.

Le critiche all’alleanza tra Pd e Movimento 5 Stelle

Uno dei principali argomenti sollevati da Di Battista riguarda l’identità politica della coalizione.

Secondo l’ex esponente del Movimento, il campo largo non riuscirebbe oggi a presentare un insieme di temi sufficientemente riconoscibili per il proprio elettorato.

Il paragone è con il Movimento delle origini, quando, secondo Di Battista, alcune battaglie politiche rappresentavano elementi immediatamente riconoscibili per chi votava il M5S: dalla riduzione degli stipendi dei parlamentari al contrasto al finanziamento pubblico ai giornali e ai partiti, fino al reddito di cittadinanza e alle norme contro la corruzione.

«Oggi andiamo a chiedere a dieci cittadini che sostengono il campo largo cosa vuole fare il campo largo. Quanti rispondono?», ha osservato.

La critica, dunque, non riguarda soltanto la possibilità di un accordo elettorale, ma anche la capacità della coalizione di costruire una piattaforma politica comune e riconoscibile.

La guerra in Ucraina resta il punto di maggiore distanza

Tra i temi sui quali Di Battista individua una distanza particolarmente significativa c’è la guerra in Ucraina.

L’ex deputato ha criticato la posizione assunta dal Partito Democratico e in particolare l’espressione «pace giusta», sostenendo che non rappresenterebbe, a suo giudizio, una proposta politica concreta per arrivare alla fine del conflitto.

Di Battista ha inoltre rilanciato l’idea di un maggiore impegno diplomatico dell’Unione europea, attraverso la nomina di un inviato speciale incaricato di favorire il dialogo con Mosca.

«Serve un inviato speciale dell’Unione Europea per andare a trattare con Putin», ha affermato, sostenendo inoltre la necessità di «ascoltare le ragioni di Putin».

Si tratta di una posizione che si colloca in evidente contrasto con quella di altre forze del centrosinistra sul sostegno all’Ucraina e sul rapporto con la Russia.

Il riferimento alle proteste in Francia

Nel corso dell’intervento, Di Battista ha collegato anche le proteste sociali in Francia alle preoccupazioni delle giovani generazioni.

Secondo la sua lettura, accanto alle questioni legate alla scuola e al diritto allo studio ci sarebbe anche il timore, tra alcuni giovani, di un eventuale coinvolgimento diretto in un conflitto armato.

È un’interpretazione politica proposta dall’ex parlamentare, che inserisce il tema della guerra nel più ampio dibattito sulle condizioni sociali ed economiche delle nuove generazioni.

Da Trump all’Iran

L’intervento ha toccato anche la politica estera americana e il rapporto tra Stati Uniti e Iran.

Di Battista ha contestato alcune dichiarazioni attribuite a Donald Trump sulla situazione iraniana, sostenendo che Washington non avrebbe raggiunto gli obiettivi annunciati.

«I pasdaran hanno vinto la guerra per adesso», ha dichiarato, aggiungendo che, secondo la sua valutazione, «gli Stati Uniti in Iran hanno perso la guerra».

Anche in questo caso si tratta di una valutazione politica personale dell’ex parlamentare, che ha utilizzato il tema del conflitto in Medio Oriente per criticare quella che considera una politica estera americana caratterizzata da un’eccessiva fiducia nella propria capacità di imporre gli eventi.

Una posizione ancora lontana dal campo largo

L’intervento a Accordi e Disaccordi conferma quindi la distanza di Di Battista dall’attuale costruzione del centrosinistra.

Le sue critiche si concentrano su tre questioni principali: l’assenza, a suo giudizio, di un’identità politica sufficientemente definita del campo largo, le divergenze tra Pd e Movimento 5 Stelle sulla guerra in Ucraina e la distanza tra una parte dell’elettorato pentastellato e la leadership democratica.

Sul futuro delle alleanze, tuttavia, sarà il confronto politico e, eventualmente, elettorale a stabilire quali posizioni riusciranno a trovare una sintesi.

Per ora, Di Battista resta fuori dal progetto del campo largo e continua a contestarne pubblicamente impostazione e linea politica, rilanciando una visione fortemente incentrata sulla diplomazia internazionale e sulla critica alle politiche occidentali nei principali scenari di guerra.