Nato, Cavo Dragone: “Non siamo in guerra, ma neanche in pace. Pronti a difendere ogni centimetro”

«Non siamo in guerra, ma non siamo nemmeno in una condizione che può essere definita pienamente di pace». È la fotografia lucida e severa scattata dall’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, a margine della riunione dei 32 capi di Stato Maggiore della Difesa dell’Alleanza tenutasi a Copenaghen. In un’intervista rilasciata a Tgcom24, il vertice militare ha delineato la complessa mappa delle minacce che l’Occidente si trova ad affrontare, dalla pressione russa all’uso bellico dell’intelligenza artificiale, passando per le criticità logistiche e industriali.

Aerei, droni e la “zona grigia” delle minacce ibride La Russia, osserva Cavo Dragone, ha intensificato le violazioni dello spazio aereo, gli incidenti con i droni e le attività ibride. Azioni calibrate per saggiare la tenuta e la determinazione dell’Alleanza rimanendo sotto la soglia di un attacco armato che farebbe scattare la difesa collettiva dell’Articolo 5. Questa “zona grigia” — fatta di cyberattacchi, disinformazione e sabotaggi non convenzionali — rappresenta la sfida più complessa, dove l’attribuzione tempestiva delle responsabilità diventa fondamentale quanto il numero di truppe schierate.

Ma la minaccia più subdola, secondo il presidente del Comitato militare, non risiede nei missili o nei carri armati, bensì nella propaganda: «È la minaccia più pericolosa». L’obiettivo di Mosca è alimentare le divisioni interne alle democrazie occidentali e incrinare la coesione tra gli alleati. Un’arma strategica potente, perché una società polarizzata o incapace di orientarsi tra notizie vere e manipolazioni diventa estremamente vulnerabile, anche senza che venga sparato un solo colpo.

Articolo 5, nessun automatismo: conta la resilienza L’ammiraglio ha tenuto a ridimensionare alcune narrazioni drammatizzate, spiegando che l’Articolo 5 non comporta l’ingresso in guerra automatico ad ogni minima provocazione: ogni evento viene valutato collegialmente. Prima di arrivare alla difesa collettiva esistono la consultazione tra membri (Articolo 4) e l’autodifesa nazionale (Articolo 3). Su quest’ultimo punto, Cavo Dragone cita il modello di “difesa totale” di Finlandia e Svezia, dove la preparazione alle crisi coinvolge cittadini, amministrazioni e aziende. Qualora la difesa collettiva dovesse invece scattare, la Nato ha già piani operativi e opzioni militari pronte per il fianco orientale, destinate a garantire una deterrenza immediata.

Medio Oriente e lo snodo dello “Schengen militare” Sullo scacchiere mediorientale e nel Mar Rosso, funestato dalle incursioni Houthi contro le rotte commerciali, la Nato non è direttamente impegnata sul campo — con l’operazione Aspides che resta a guida europea —, ma il comando SHAPE sta coordinando gli sforzi tra i Paesi membri per garantire la sicurezza delle direttrici energetiche mondiali, cruciali anche per la tenuta economica dell’Alleanza.

Resta invece aperta la spina nel fianco della mobilità militare interna in Europa. Muovere mezzi pesanti e truppe tra un confine e l’altro richiede uno “Schengen militare” ancora lungi dall’essere completato. Oltre alle lungaggini burocratiche per i permessi di transito, il problema è infrastrutturale: ponti e gallerie spesso non sono strutturati per sostenere il peso e le dimensioni dei moderni mezzi bellici, elemento che penalizza la tempestività della risposta occidentale.

Il monito all’industria: «Bastano brochure, servono consegne» Netto il messaggio indirizzato al comparto industriale della difesa. Nonostante gli alleati abbiano incrementato in modo significativo la spesa militare, il vero collo di bottiglia risiede nei tempi di produzione. Ai vertici militari non servono presentazioni o promesse su carta, ma sistemi d’arma e droni realmente disponibili sul campo e forniti in tempi rapidi.

Sul fronte dell’innovazione, l’integrazione dell’intelligenza artificiale accelera drasticamente il processo che va dall’individuazione del bersaglio alla decisione d’attacco. Pur accogliendo i vantaggi dell’automatizzazione nell’analisi dati, Cavo Dragone ribadisce l’importanza dell’elemento umano, che deve mantenere il controllo etico e la responsabilità finale della decisione.

Consapevolezza senza panico Sfruttando la metafora marinaresca, l’ammiraglio invita a non lasciarsi andare alla paura che paralizza, bensì a una “preoccupazione utile” che spinge all’azione e alla preparazione. In vista del termine del suo mandato, previsto per l’estate del 2027 quando gli subentrerà il generale tedesco Carsten Breuer, Cavo Dragone lavora per consegnare al suo successore un’Alleanza Atlantica più coesa, snella e dotata di un pilastro europeo significativamente più solido.