Meloni: “Sì allo Stato di Palestina, ma a due condizioni”

Sul palco della sede delle Nazioni Unite, nel contesto dell’Assemblea generale, Giorgia Meloni ha delineato la posizione dell’Italia sul dossier palestinese, annunciando una linea di compromesso che si fonda su due condizioni imprescindibili per qualsiasi proclama di riconoscimento dello Stato di Palestina: il rilascio immediato degli ostaggi e l’esclusione di Hamas da qualsiasi futuro assetto politico.

La premier ha spiegato che il riconoscimento, seppur non contrario di principio, non dovrebbe mai prescindere da una cornice statuale sovrana e da una reale capacità di esercitare una governance stabile. In altre parole, ha sottolineato Meloni, riconoscere lo Stato di Palestina “non risolve il problema” di fondo, ma potrebbe trasformarsi in uno strumento di pressione politica. La pressione, ha però insistito, deve essere indirizzata nei confronti di Hamas, ritenuto responsabile dell’attuale conflitto: “È Hamas che ha iniziato questa guerra ed è Hamas che la impedisce rifiutandosi di consegnare gli ostaggi”.

L’idea è quindi quella di una mozione a Palazzo Chigi in Aula che formalizzi questa posizione: il riconoscimento sarebbe subordinato alle due condizioni direttamente legate alla dinamica sul terreno. Meloni ha detto di confidare in “il consenso tra le persone di buon senso” per consolidare tale approccio.

Il nodo del riconoscimento e il loro potenziale effetto politico La premier ha evidenziato che il riconoscimento non va inteso come una soluzione autonoma, ma come uno strumento di pressione politica calibrato. In questa chiave, l’Italia intende accelerare il dialogo internazionale su una cornice che consenta di condurre la questione palestinese verso un assetto che possa garantire stabilità e rispetto del diritto internazionale. La prospettiva italiana, ha ribadito, resta ancorata a un principio di responsabilità e a un’auspicabile evoluzione concreta sul terreno, con Hamas isolato da qualsiasi scenario politico legittimato a livello internazionale finché non adempirà alle condizioni sopra citate.

Il rapporto con gli alleati: un fronte europeo e transatlantico La presidente del Consiglio ha poi ribadito la necessità di un fronte comune su tutte le questioni di maggiore rilievo internazionale, dall’Ucraina al Medio Oriente. “C’è bisogno dell’Europa e c’è bisogno degli Usa se vogliamo una pace giusta e duratura”, ha detto, sottolineando l’importanza di una linea coordinata tra Bruxelles e Washington. Allo stesso tempo, Meloni ha riconosciuto convergenze con alcuni punti proposti dall’ex presidente Donald Trump, in particolare su temi quali migrazioni, energia e riforme delle Nazioni Unite, affermando di aver condiviso “molte cose” con l’ex presidente.

L’agenda all’ONU: incontri chiave e una parola d’ordine Durante la permanenza a New York, Meloni è prevista una serie di bilaterali con figure di primo piano della scena internazionale. Tra gli appuntamenti annunciati figurano incontri con Ahmad Husayn al-Shara, presidente siriano; Joseph Aoun, presidente del Libano; Tamim bin Hamad Al Thani, Emir del Qatar; e Recep Tayyip Erdoğan, presidente della Turchia. Questi contatti mirano a tessere reti di dialogo utili per una gestione multilaterale delle crisi regionali e per la costruzione di un consenso che tenga conto delle specificità regionali e delle responsabilità internazionali.

Prossime tappe: parole al dibattito di Alto livello Domani, alle 20 ore di New York (la notte italiana), Meloni prenderà nuovamente la parola al dibattito di Alto livello dell’Assemblea Generale. Sarà un momento chiave per definire con maggiore precisione la posizione italiana e per verificare quanto possa essere condivisa con i partner europei e transatlantici in vista delle prossime risoluzioni e azioni comuni.

L’uscita di Meloni dall’evento Onu rafforza l’immagine dell’Italia come attore che cerca di muoversi con pragmatismo nei palcoscenici multilaterali, mantenendo al centro un approccio condizionato dall’esigenza di garantire sicurezza, legalità internazionale e prospettive di stabilità duratura. Il dossier palestinese resta uno dei nodi più delicati della geopolitica globale, e l’Italia sembra voler giocare una carta di responsabilità e moderazione, senza cedere a ricette semplici ma puntando a un riassetto basato su condizioni chiare e misurabili.