“Meloni è colpa tua!”. Scontro furioso in Parlamento: intervengono i commessi
Il percorso parlamentare del nuovo Decreto Sicurezza entra nella sua fase più calda. Dopo il via libera incassato nell’Aula del Senato con 96 voti favorevoli e 46 contrari, il disegno di legge di conversione si sposta alla Camera dei Deputati per l’ultimo, decisivo passaggio. Con la scadenza del termine di conversione fissata per il 25 aprile, il governo Meloni punta a un’approvazione lampo per evitare la decadenza del provvedimento.
La tabella di marcia a Montecitorio
I tempi sono strettissimi. Il calendario, definito dalla conferenza dei capigruppo, prevede un passaggio veloce in commissione Affari Costituzionali prima dell’approdo in Aula, fissato per martedì 21 aprile alle ore 9.
L’iter si preannuncia teso: si partirà con il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, seguito dall’annunciata richiesta del governo di porre la questione di fiducia. Se il cronoprogramma verrà rispettato:
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Mercoledì ore 12:00: Dichiarazioni di voto.
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Mercoledì ore 13:30: Inizio delle votazioni.
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Giovedì: Possibile via libera finale, al netto dell’esame degli ordini del giorno che le opposizioni potrebbero usare come strumento di ostruzionismo.
Cosa cambia: dal fermo preventivo allo “scudo” per le divise
Il decreto introduce misure che hanno suscitato un acceso dibattito giuridico e politico. Tra i punti più controversi:
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Fermo preventivo: Possibilità di trattenere per 12 ore soggetti ritenuti pericolosi prima di manifestazioni o cortei.
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“Scudo” per gli agenti: Un’estensione della tutela legale per le forze dell’ordine che agiscono nell’esercizio delle funzioni, con l’istituzione di un registro dedicato.
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Stretta sui coltelli: Nuove restrizioni al porto di armi bianche.
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Migranti: Procedure di rimpatrio più snelle e rafforzamento dei controlli sul territorio.
Proteste e cartelli: il Senato diventa un ring
L’approvazione a Palazzo Madama non è stata indolore. I senatori di centrosinistra, dopo aver visto respinti oltre 1000 emendamenti, hanno dato vita a una protesta plateale esponendo cartelli contro l’esecutivo: “Governo Meloni: meno sicurezza meno diritti”.
La tensione è salita al punto da richiedere l’intervento del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha ordinato ai commessi di rimuovere i vessilli della protesta. Secondo le opposizioni, il provvedimento non stanzierebbe risorse reali per le forze dell’ordine, limitandosi a un inasprimento delle pene che non garantirebbe maggiore protezione ai cittadini.
