“Maledetta Chiara!”. Garlasco, lo sfogo clamoroso: intercettazioni shock

La nuova fase dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi riporta sotto i riflettori anche le conversazioni registrate all’interno dell’abitazione della famiglia Sempio. Le intercettazioni sono state effettuate nel periodo in cui gli investigatori sono tornati a concentrarsi sulla posizione di Andrea Sempio e restituiscono il clima vissuto dai suoi familiari davanti alla riapertura dell’attenzione investigativa sul delitto di Garlasco.

Nelle registrazioni compaiono discussioni sugli elementi dell’indagine, riferimenti alle attività investigative svolte negli anni precedenti e reazioni molto dure nei confronti della vicenda. A parlare sono soprattutto Daniela Ferrari e Giuseppe Sempio, oltre allo stesso Andrea.

Le parole di Daniela Ferrari sulla famiglia Poggi

Tra le conversazioni intercettate emerge una frase particolarmente aspra pronunciata da Daniela Ferrari mentre il figlio era nuovamente coinvolto nell’inchiesta. La donna, riferendosi alla famiglia Poggi, utilizza espressioni fortemente offensive: «Maledetta Chiara, i Poggi e il porco (bestemmia) che non li fa morire… maledetta».

Si tratta di parole pronunciate in un contesto privato e registrate dagli investigatori. Il loro contenuto restituisce la forte tensione vissuta dalla famiglia Sempio nel periodo in cui l’indagine è tornata a concentrarsi sulla posizione di Andrea.

La discussione sulla chiavetta

Tra gli argomenti affrontati nelle conversazioni c’è anche una chiavetta informatica e la possibilità che il dispositivo fosse presente all’interno di un computer.

Il tema viene affrontato in una conversazione del 2 novembre 2025 tra Giuseppe Sempio e il figlio Andrea. Di fronte alle domande del padre, Andrea risponde in maniera concitata, cercando di chiarire la propria posizione: «No ma io non avevo chiavette».

Poco dopo aggiunge: «Cioè chiavette… riferito a chi? Non lo so… non ne avevo una di chiavetta».

La conversazione si inserisce nel quadro delle discussioni familiari sugli elementi che, in quella fase, erano oggetto dell’attenzione investigativa.

Il confronto su Garofano e sull’impronta 33

Un altro passaggio riguarda Luciano Garofano e le precedenti attività investigative. Nel settembre 2025 Daniela Ferrari affronta il tema dell’operato di Garofano e dell’avvocato Tizzoni.

Secondo la sintesi riportata dagli investigatori, la donna si sarebbe interrogata sul loro comportamento e sulle ragioni per cui, a suo giudizio, potessero temere l’emergere di una ricostruzione diversa rispetto a quella relativa alla responsabilità di Alberto Stasi.

Nel corso della conversazione viene inoltre affrontato il tema dell’incidente probatorio e, in particolare, dell’impronta 33. Ferrari contesta il modo in cui, secondo la sua ricostruzione, sarebbe stato affrontato questo elemento dell’indagine.

«Non è normale che se tu sei stato assunto da me, per difendere me, mi obblighi a dire o metti dentro delle cose che vogliono Tizzoni e Capra nell’incidente probatorio, tipo l’impronta 33», afferma la donna, sostenendo poi che quell’elemento non sarebbe pertinente rispetto all’accusa rivolta al figlio, che riguarda il Dna.

Si tratta, anche in questo caso, di valutazioni espresse dalla madre di Andrea Sempio all’interno di una conversazione privata e non di conclusioni investigative.

Le misurazioni antropometriche di Andrea Sempio

Un’altra conversazione intercettata risale all’ottobre 2025 e riguarda le misurazioni antropometriche effettuate su Andrea Sempio.

Daniela Ferrari manifesta perplessità sulla scelta di confrontare le caratteristiche fisiche attuali del figlio con quelle di circa vent’anni prima. Nel corso del ragionamento fa anche riferimento ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi.

«Ma perché non gliele avete prese a Stasi? A mio figlio gli prendete le misure venti anni dopo… venti anni dopo che è venti chili in più», afferma la donna. E aggiunge: «L’unica cosa che gli è rimasta uguale all’epoca è il numero di scarpe che aveva il 44 all’epoca e ce l’ha ancora adesso».

Anche queste parole mostrano soprattutto il punto di vista della famiglia Sempio rispetto agli accertamenti compiuti dagli investigatori.

Le intercettazioni nella nuova fase dell’inchiesta

Le conversazioni registrate all’interno dell’abitazione della famiglia Sempio si collocano dunque nel periodo in cui Andrea Sempio è tornato al centro dell’attenzione nell’ambito della nuova fase investigativa sull’omicidio di Chiara Poggi.

Dalle intercettazioni emergono discussioni su elementi tecnici dell’indagine, come la chiavetta, l’impronta 33 e le misurazioni antropometriche, ma anche reazioni personali e momenti di forte tensione.

Il contenuto delle conversazioni rappresenta il punto di vista dei protagonisti delle registrazioni. La loro interpretazione e il loro eventuale valore nell’ambito dell’inchiesta spettano agli investigatori e, successivamente, agli organi della magistratura chiamati a valutare gli elementi raccolti.