Maldive, ipotesi atroce sulla morte dei sub: “Forse è stato l’effetto Venturi”
Continuano le indagini e le ricostruzioni tecniche sulla tragedia che alle Maldive è costata la vita a cinque subacquei italiani durante un’immersione nel sistema di grotte sommerse di Dhekunu Kandu. Mentre proseguono gli accertamenti delle autorità locali, tra gli esperti prende sempre più corpo l’ipotesi di un improvviso fenomeno di corrente marina che avrebbe trascinato il gruppo all’interno delle cavità subacquee.
A prospettare questa possibile dinamica è Alfonso Bolognini, presidente della Società italiana di medicina subacquea e iperbarica, che ha analizzato gli elementi emersi finora dalle operazioni di recupero e dalle prime informazioni disponibili sull’incidente.
Secondo Bolognini, le vittime erano subacquei troppo esperti per affrontare un’esplorazione in grotta senza una preparazione adeguata e senza una pianificazione specifica. Per questo motivo, l’esperto ritiene più plausibile che il gruppo stesse effettuando soltanto un sopralluogo visivo dell’area in vista di una futura immersione esplorativa.
Un dettaglio ritenuto significativo riguarda le difficoltà incontrate durante le operazioni di recupero. In un primo momento, infatti, gli specialisti di DAN Europe avrebbero tentato di utilizzare un veicolo subacqueo telecomandato (ROV), ma le fortissime correnti presenti all’ingresso delle grotte ne avrebbero impedito l’accesso.
Da qui nasce l’ipotesi che all’interno del sistema di cavità si sia verificato un potente effetto Venturi, fenomeno fisico che accelera il flusso dell’acqua nei passaggi più stretti, creando una forte forza di aspirazione.
Secondo la ricostruzione avanzata da Bolognini, i cinque sub potrebbero essere stati improvvisamente trascinati all’interno della grotta da queste correnti violentissime.
“Possono essere successe due cose: o sono stati risucchiati tutti insieme oppure uno è stato trascinato e gli altri hanno tentato di soccorrerlo”, ha spiegato il presidente della società scientifica.
Una teoria che, secondo l’esperto, sarebbe compatibile con il profilo altamente qualificato delle vittime. Tra i cinque italiani deceduti c’era infatti Monica Montefalcone, docente universitaria con oltre 5.000 immersioni all’attivo e numerose certificazioni tecniche.
Con lei si trovavano la figlia Giorgia Sommacal, i ricercatori Muriel Oddenino e Federico Gualtieri, oltre all’istruttore subacqueo Gianluca Benedetti.
Per Bolognini appare quindi improbabile che professionisti con un’esperienza simile abbiano deciso di affrontare un’immersione in grotta senza le necessarie procedure di sicurezza.
L’ipotesi tecnica è che il gruppo si sia trovato improvvisamente intrappolato in un ambiente completamente buio, con visibilità quasi nulla a causa del sollevamento dei sedimenti dal fondale.
In queste condizioni, il disorientamento e il panico avrebbero reso estremamente difficile ritrovare l’uscita dalla cavità. Durante i tentativi di orientarsi, i sub potrebbero aver progressivamente esaurito le scorte d’aria delle bombole.
Al momento si tratta comunque soltanto di una ricostruzione preliminare e non di conclusioni definitive. Saranno le indagini delle autorità maldiviane e soprattutto l’analisi dei computer subacquei recuperati durante le operazioni di soccorso a chiarire con maggiore precisione cosa sia realmente accaduto durante la drammatica immersione.