Maldive, cinque italiani morti in modo atroce. Nomi delle vittime, la causa delle morti

Cinque italiani hanno perso la vita durante un’immersione subacquea nell’atollo di Vaavu, alle Maldive, in una tragedia che ha sconvolto il mondo accademico e quello delle immersioni. La conferma ufficiale è arrivata prima dalla polizia maldiviana, poi dal consolato italiano e infine dalla Farnesina. Al momento è stato recuperato un solo corpo, mentre proseguono senza sosta le ricerche degli altri quattro sub dispersi.

Secondo quanto riferito dal sito locale The Edition, una precedente comunicazione che parlava del ritrovamento di tutte le vittime sarebbe stata il risultato di un errore avvenuto durante le operazioni di ricerca. Le autorità stanno continuando a scandagliare i fondali dell’Oceano Indiano nel tentativo di recuperare gli altri corpi.

“Una tragedia, non posso aggiungere altro”, ha dichiarato con commozione la console italiana Giorgia Marazzi, esprimendo il dolore della comunità diplomatica italiana presente nell’arcipelago.

Le ipotesi: malore, errore tecnico o tossicità da ossigeno

Restano ancora molte le domande sulle cause dell’incidente. Gli investigatori stanno analizzando i registri della safari boat da cui il gruppo si era immerso per verificare il rispetto dei protocolli di sicurezza e ricostruire le ultime fasi della discesa.

Tra le ipotesi al vaglio ci sono un improvviso malore collettivo, un guasto alle attrezzature oppure un errore durante la risalita. Ma nelle ultime ore si è fatta strada anche una possibile spiegazione legata alla cosiddetta tossicità da ossigeno, un fenomeno raro ma noto nelle immersioni profonde.

Secondo alcuni esperti, il gruppo potrebbe aver raggiunto quote troppo elevate utilizzando miscele respiratorie non adeguate. Quando la pressione parziale dell’ossigeno supera le soglie di sicurezza — generalmente considerate tra 1,4 e 1,6 atmosfere — possono verificarsi convulsioni improvvise, perdita di controllo muscolare e collasso del sistema nervoso centrale.

In profondità, infatti, l’ossigeno può trasformarsi da elemento vitale a fattore letale. Gli specialisti ipotizzano che i cinque sub si trovassero alla stessa quota e che l’eventuale insorgenza simultanea dei sintomi possa aver impedito qualsiasi richiesta di soccorso.

Intrappolati in una cavità a 60 metri

Secondo la ricostruzione fornita dalla Forza di difesa nazionale maldiviana, il gruppo sarebbe rimasto intrappolato all’interno di un anfratto sommerso situato a circa 60 metri di profondità. Una zona estremamente pericolosa, dove le operazioni di recupero stanno richiedendo l’impiego di attrezzature specializzate e della nave della Guardia Costiera “Ghaazee”.

Le autorità locali ricordano che le immersioni ricreative alle Maldive prevedono un limite massimo di 30 metri, ma il gruppo si sarebbe spinto ben oltre, entrando in un’area caratterizzata da fortissima pressione e conformazioni rocciose particolarmente insidiose.

Chi sono le vittime

Tra le vittime c’è Monica Montefalcone, professoressa associata dell’Università di Genova e figura di riferimento nel campo dell’ecologia marina tropicale. Insieme a lei è morta la figlia Giorgia Sommacal, appena ventenne.

Montefalcone insegnava Scienza subacquea ed Ecologia marina tropicale presso il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’ateneo ligure. Da anni coordinava importanti programmi di ricerca e tutela ambientale nelle Maldive, concentrandosi sullo studio delle barriere coralline e degli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi marini.

Tra le vittime anche Muriel Oddenino, 31 anni, biologa marina ed ecologa, assegnista di ricerca all’Università di Genova. Originaria di Poirino, nel Torinese, aveva dedicato la propria attività scientifica alla conservazione degli ecosistemi marini tropicali.

Sui social, amici e conoscenti la stanno ricordando con messaggi di grande affetto. “Ciao piccolina, ragazza meravigliosa, dolce, sensibile, sempre con il sorriso negli occhi”, scrive una conoscente, ricordando la sua gentilezza e il suo entusiasmo.

Tra le vittime figura anche Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo e operations manager della safari boat “Conte Max” e “Duca di York”, con cui accompagnava i turisti nelle immersioni alle Maldive. Originario di Padova, aveva lasciato il settore bancario per trasformare la sua passione per il diving in un lavoro a tempo pieno.

È morto inoltre Federico Gualtieri, originario di Borgomanero, in provincia di Novara.

Una tragedia che scuote il mondo del diving

L’incidente riporta l’attenzione sui rischi delle immersioni profonde, soprattutto in ambienti complessi come quelli dell’Oceano Indiano. Correnti forti, cavità sommerse e profondità elevate rendono queste esplorazioni estremamente delicate anche per sub esperti.

Le indagini proseguiranno nei prossimi giorni per chiarire se la tragedia sia stata causata da un errore umano, da un problema tecnico o da una combinazione di fattori ambientali e fisiologici. Nel frattempo, il mondo accademico e quello della subacquea piangono cinque vite spezzate in una delle aree marine più affascinanti e pericolose del pianeta.