Long Covid, i casi reali possono essere il doppio: l’AI scopre milioni di pazienti invisibili

Il Long Covid potrebbe essere molto più diffuso di quanto indicano le stime ufficiali. A suggerirlo è una nuova ricerca guidata da Jiazi Tian e Hossein Estiri, pubblicata su JAMA Network Open, che evidenzia come una larga parte dei casi non venga intercettata dai sistemi sanitari tradizionali.

L’analisi su 460mila pazienti

Lo studio ha analizzato le cartelle cliniche elettroniche di circa 457.950 pazienti risultati positivi al Covid-19 in quattro grandi aree degli Stati Uniti. Attraverso un sistema di intelligenza artificiale, i ricercatori hanno stimato che circa un paziente su sei sviluppi forme persistenti della malattia.

In termini assoluti, secondo le proiezioni dello studio, oltre 18 milioni di americani potrebbero convivere con il Long Covid, una cifra sensibilmente superiore alle valutazioni attualmente disponibili.

Il limite dei codici diagnostici

Uno dei problemi principali evidenziati riguarda il sistema di classificazione clinica. Le stime ufficiali si basano infatti su codici diagnostici amministrativi, come l’ICD U09.9, introdotto per identificare le condizioni post-Covid.

Secondo gli autori, questo metodo riuscirebbe a intercettare meno del 7% dei casi reali, lasciando una vasta area grigia di pazienti con sintomi persistenti ma non formalmente riconosciuti come affetti da Long Covid.

L’uso dell’intelligenza artificiale

Per superare questo limite, il team del Mass General Brigham ha sviluppato una piattaforma basata su “precision phenotyping”, che utilizza l’intelligenza artificiale per analizzare l’evoluzione clinica dei pazienti nel tempo.

Il sistema consente di individuare condizioni comparse dopo l’infezione da SARS-CoV-2, escludendo patologie già presenti, permettendo così di identificare possibili casi di Long Covid anche in assenza di diagnosi ufficiale.

I risultati dello studio

L’analisi ha rilevato una prevalenza del Long Covid pari al 16,3% nei pazienti studiati, con variazioni regionali comprese tra il 13,6% e il 22,7%. Complessivamente, il 14,5% del campione ha sviluppato condizioni croniche tali da richiedere assistenza continuativa.

Tra le manifestazioni osservate figurano disturbi cognitivi, metabolici, neurologici, cardiovascolari e autonomici, a conferma della natura complessa e multisistemica della sindrome.

Una patologia ancora sottostimata

Secondo i ricercatori, oltre 10 milioni di persone potrebbero non essere incluse nelle statistiche ufficiali. Molti pazienti, pur continuando a ricevere cure da diversi specialisti, non vengono riconosciuti come casi di Long Covid, rendendo il fenomeno difficilmente quantificabile.

Lo studio suggerisce inoltre che la prevalenza della sindrome non sia limitata alle prime fasi della pandemia, ma continui ad aumentare nel tempo in diverse aree degli Stati Uniti.

I limiti e le prospettive future

Gli autori precisano che la ricerca presenta alcune limitazioni, tra cui l’assenza di infezioni non documentate e di dati clinici completi per tutti i pazienti.

Nonostante ciò, lo studio indica l’intelligenza artificiale come uno strumento potenzialmente decisivo per migliorare la sorveglianza epidemiologica e individuare più accuratamente i casi, aprendo la strada a trattamenti più mirati e personalizzati.